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   Monte Cervino / Matterhorn, Traversata Cresta del Leone (SW)–Cresta dell’Hörli (NE)
Zona Valle d'Aosta - Alpi Pennine
Partenza Cervinia (Valtournenche)  (2000 m)
Quota attacco 3581 m
Quota arrivo 4478 m
Dislivello 3050 m Il dislivello si intende comprensivo dell'avvicinamento e della risalita per il rientro
Difficoltà AD ( pendenza 40° / III in roccia )
Esposizione in salita Varia
Rifugio di appoggio Rifugio Carrel (3830 m)
Attrezzatura consigliata Piccozza, ramponi, un paio di friends e nuts, qualche rinvio, una vite da ghiaccio, casco
Orario indicativo Alquanto variabili. 4/5 ore I giorno, 11 ore ca. II giorno
Periodo consigliato Luglio-Settembre
Descrizione Accesso stradale:
Procedendo verso Aosta abbandonare l’autostrada in corrispondenza dell’uscita di S. Vincent-Chatillon ed imboccare la strada S406 per la Valtournenche (indicazioni). Seguirla per una trentina di Km sino al suo termine raggiungendo così Cervinia. Procedendo lungo la strada principale di accesso al paese svoltare a sinistra in corrispondenza dell’Ufficio di Informazioni e portarsi al campo sportivo dove si parcheggia.

Itinerario:
Dall’estremità N di Cervinia (2000 m) imboccare la carrareccia per il Rifugio Duca degli Abruzzi all’Oriondè; seguendo la parzialmente la strada (6 Km ca.) e le numerose scorciatoie si perviene così con un po di fatica ma senza alcuna difficoltà ai 2802 m del rifugio (2 ore). Il rifugio è raggiungibile anche dalla stazione intermedia della funivia di Plan Maison.
Proseguire verso N lungo il sentiero che si stacca sul retro del rifugio e che dapprima per pascoli e detriti e poi lungo un vago sperone arrotondato portarsi ai nevai posti alla base della Testa del Leone. In questo tratto il sentiero è abbastanza ben tracciato e talora segnalato da ometti di pietra ma un minimo di attenzione nella scelta del tracciato va comunque prestata. Proseguire per tracce tra i detriti e raggiungere il primo nevaio (nell’Estate 2003 alquanto ridotto), risalirlo o se possibile contornarlo sul suo bordo destro e per un facile canale raggiungere il pianoro detritico soprastante. Lungo detriti e roccette (eventuale neve) raggiungere il secondo nevaio (anche questo nell’Estate 2003 ridottissimo), costeggiarlo lungo il suo margine inferiore portandosi così alla base della Testa del Leone. Contornare alla base la Testa del Leone seguendo la traccia che si sviluppa verso destra (spalle a valle) su terreno piuttosto ripido ed infido (neve possibile e frequenti frane che modificano il percorso) e raggiungere la netta depressione del Colle del Leone (3581 m). Dal Colle, tenendosi sul versante meridionale, ci si porta per detriti fino alla base delle placche inclinate della cresta (m 3650 circa) dove inizia la parte più ripida del percorso per raggiungere il bivacco. L’arrampicata si sviluppa a destra del filo di cresta su roccia buona (II); ed in breve si raggiungono le prime corde fisse. Superata la liscia placca inclinata denominata Placca Seiler ed il successivo corto risalto si arriva alla base di un diedro verticale di una dozzina di metri (‘Le Cheminée’) che si supera grazie ad una grossa catena (IV sostenuto senza l’ausilio delle attrezzature infisse). Oltre il diedro un tratto sul filo di cresta conduce alle roccette sottostanti il Rifugio Carrel che si raggiunge in breve. Noi con condizioni ottimali abbiamo percorso questa prima parte della salita in circa 4/4.30 e senza legarci.
E’ bene precisare che attualmente (Autunno 2003) l’accesso alla Capanna Carrel è, se non impossibile, alquanto laborioso, difatti il 18 Agosto 2003 un’ennesimo franamento a coinvolto il tratto della Cheminée’ cancellando completamente il diedro presente e lasciando al suo posto una liscia placca con rocce instabili. In seguito a tale vento è stato successivamente riattrezzato dalle Guide di Valtourneche un percorso alternativo. Il Rifugio Carrel (3830 m) e l’adiacente Capanna Luigi Amedeo, di proprietà delle Guide di Cervinia, sono privi di gestore ed offrono circa 50 posti letto con materassi e coperte, fornello e materiale da cucina (15 Euro il pernottamento).
Proprio sul retro della Capanna Luigi Amedeo ha inizio la parte superiore dell’itinerario di salita alla vetta, si risalgono le rocce della ‘Grande Tour’ incontrando quasi subito un tratto strapiombante che si supera lungo la una corda fissa (‘Corda della sveglia’), si percorrono poi delle placche verso destra e si risale ad un terrazzino verso sinistra (II). Si contorna il versante sud della ‘Grande Tour’ e obliquando verso destra si passa fra due rocce per poi superare il ‘Vallon des Glacons’ tramite una corda fissa. Traversare a destra per una trentina di metri e superare un diedro di 25 m; continuare sempre a destra per placche (passaggi di II+) per poi risalire un canalino che conduce sulla cresta, formata da diversi gendarmi rocciosi (‘Crête du Coq’), al di sopra della Grande Tour. Questa parte della salita anche a causa del fatto che viene spesso compiuta al buio richiede un po di attenzione nell’individuazione del percorso. Si aggira il primo tratto di cresta sul versante italiano per cenge e attraverso un piccolo intaglio si risalgono le placche successive (‘Placche Cretier’) sino ad un risalto piu' ripido; si continua scendendo sul versante sud lungo una cengia spiovente ed esposta (‘Mauvais Pas’, III) sino nei pressi del Rocher des Ecritures (una placca sulla quale sono graffiti nomi e sigle di alpinisti, ma io al buio non ho visto nulla). Si prosegue traversando sempre verso destra lungo il versante italiano per arrivare al pendio nevoso noto con il nome di ‘Linceul’, lo si supera agevolati anche da un cavo metallico che ne percorre l’intera lunghezza (nell’Estate 2003 non abbiamo toccato un filo di neve, il cavo rimaneva sospeso a mezz’aria testimone del normale livello toccato dalla neve sul pendio roccioso’). Oltre questo nevaio si prosegue la salita raggiungendo la verticale parete da cui pende la ‘Grande Corde’ (o ‘Corde Tyndall’) lunga una trentina di metri, si supera questo tratto tramite una grossa catena e si esce in cresta a a circa 4080 m di quota. Seguendo senza grandi problemi di orientamento il filo di cresta (I e II, le difficoltà maggiori si possono evitare sul versante svizzero) si arriva alla sommità del Pic Tyndall (se innevata o ghiacciata la prima parte della cresta dopo la ‘Grande Corde’costituisce uno dei tratti più delicati e infidi della salita). Dal Pic Tyndall (4241 m) si percorre il filo di cresta pressoché orizzontale per circa 200 metri. Il percorso è facile ma esposto e frequentemente innevato (possono esserci cornici). Al termine della cresta si scavalcano due gendarmi e ci si abbassa allo strettissimo intaglio dell’Enjambée che si supera con un’ampia spaccata. Si attaccano ora le rocce della Testa del Cervino, dapprima non difficili e miste a detriti e neve, fino al piccolo ripiano del ‘Col Félicité’, alla base di un gradino roccioso. Lo si aggira a sinistra (Svizzera); si salgono ancora alcuni metri sulla sinistra poi, per una stretta cengia, si torna a destra della cresta. Una corda fissa permette di superare un salto di una dozzina di metri; si sale quindi verso destra fino ad un ripiano dal quale, grazie ad un’altra corda (15 m), si superano delle placche dopo le quali, sulla destra, si raggiunge la ‘Scala Jordan’ (scala con una quindicina di grossi pioli in legno) che permette di superare un tratto leggermente strapiombante ma molto esposto (viene gradato IV se superato in arrampicata senza l’ausilio della scala). Dopo la scala, una corda (‘Corda Piovano’) conduce verso sinistra ad una cengia (‘Gite Wentworth’) che riporta, ancora a sinistra, in cresta. Altre due corde e una stretta cengia conducono infine alle facili rocce della cresta terminale (spesso innevata) che adduce alla vetta italiana (4476 m) e alla croce. Per raggiungere il punto sommitale del Cervino, 60 m più a Est (vetta svizzera, 4478 m), si deve percorrere tutta l’aerea cresta sommitale, solitamente nevosa, in una decina di minuti. Quest’ultima parte della salita è molto evidente e non presenta quindi grandi problemi di ricerca dell’itinerario.
La discesa lungo la Cresta dell’Hörnli, che costituisce la normale via di salita dal versante elvetico, pur non presentando grosse difficoltà è molto lunga (1200 m di dislivello) e a causa delle numerose cordate impegnate su di essa presenta il rischio di frequenti cadute di sassi. Anche questo itinerario risulta abbondantemente attrezzato con strutture fisse quali corde per la progressione ed anelli resinati e pioli per l’assicurarazione.
Dalla vetta abbassarsi facilmente lungo il pendio sommitale (tracce di passaggio e neve spesso presente) sino ad incontrare una serie di salti rocciosi in sequenza che si superano abbastanza agevolmente grazie alle corde fisse presenti. Si raggiunge così la base della ‘Testa del Cervino’ da dove si segue il filo di cresta (spesso con neve); Si aggira sulla destra una torre e dopo aver disceso una ripida placca si raggiunge la Capanna Solvay (4003 m).
Discendere la placca sottostante il rifugio e continuare poi per una serie (infinita) di cengie e pendii obliqui (prestare sempre attenzione al percorso anche se son presenti numerose tracce di passaggio) mantenendosi sempre sul fianco Est della montagna senza mai toccare la cresta. La discesa avviene così sempre su terreno che richiede attenzione, senza particolari riferimenti se non quelli rappresentati da una evidente torre rocciosa che viene aggirata sempre sul fianco orientale. Si raggiunge così al termine, con le difficoltà che scemano solo nell’ultimissimo tratto, la Hörnli Hütte che, sorge in posizione panoramica alla sommità del crestone che rappresenta la porzione inferiore della cresta NE.
Dalla Hörnli Hütte seguire il comodo sentiero che si abbassa verso lo Swarzsee (dove si trova la stazione superiore della seggiovia). Giunti a circa 2650 m di quota, dopo aver superato le passerelle metalliche divallare alla propria destra e raggiungere la piana detritica posta al piede del margine occidentale del Teodulogletscher. Cercando il passaggio migliore per superare gli impetuosi torrenti glaciali che si dipartono dal ghiacciaio portarsi il più in alto possibile seguendo le vallette moreniche abbandonate dal ghiaccio e raggiungere una vasta zona pianeggiante a circa 2950 m di quota. A questo punto rimontare facilmente sul ghiacciaio e con percorso banale ed intuitivo portarsi verso Est in direzione delle piste da sci che scendono da Plateau Rosa e dal Colle del Teodulo.
Valutazione itinerario Ottimo
Commento Il Cervino è la montagna ideale, così come un bambino potrebbe rappresentarla: quattro creste ed altrettante pareti che le conferiscono il classico aspetto piramidale
Per molti è la ‘montagna della vita’, quella che almeno una volta va salita, quella che ti fa un grande alpinista quando puoi rispondere con orgoglio di si al primo profano che ti chiede: -Ma tu che vai in montagna, il Cervino lo hai mai salito?-.
Del resto è sempre stata una montagna simbolo e su di essa sin dalla prima salita si sono scritte pagine ‘epiche’ della storia dell’alpinismo che hanno portato l’alpinismo al di fuori dei suoi normali confini, come quando nel 1965 i media portarono all’attenzione del grande pubblico la salita solitaria di Walter Bonatti della sulla parete N.

La traversata della montagna è un itinerario lungo e completo che permette di conoscere appieno la montagna per eccellenza. Viene qui proposta senza l'ausilio di mezzi meccanici di risalita che permettono di approcciare in modo graduale la montagna.
Condizioni ed affollamento della montagna sono variabili da tenere presente nella tempistica. La dimestichezza con il terreno di alta montagna e l'intuito della via sono richieste per questa salita; in caso contrario il bivacco od il rientro a notte fonda sono pressoché sicuri.
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