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LA CORNETTA, storia di un anno
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Autore Messaggio
fabiomaz



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MessaggioInviato: Mar Set 11, 2018 6:21 pm    Oggetto: LA CORNETTA, storia di un anno Rispondi citando

Arriviamo all’attacco della parete e ci accoglie il suono di una cascatella. Questa ci giunge nuova!
E’ la quarta volta in meno di un anno che torniamo qui. Ci siamo stati in autunno inoltrato, quando il diedro sotto il grande tetto era oscuro e umido e ci aveva convinto a cercare un diverso attacco.
Ci siamo stati a in una calda giornata di luglio, con lo zoccolo cento metri più sotto ancora parzialmente coperto dal nevaio basale. E ci siamo tornati oggi, all’inizio di Settembre, il nevaio scomparso e una cascatella che scende dalle rocce a sinistra e alimenta una piccola pozza di acqua limpida.

La Cornetta è una piccola elevazione compresa tra la Corna Grande e la cima di Piazzo(a), passa di poco i 2000 metri (2057 m); il suo versante solatio presenta una caratteristica parete rocciosa gialla e verticale erosa da grottoni neri , alta circa 100 metri e terminante con un ardito torrione staccato. Dei brevi salti rocciosi ne proteggono la vetta erbosa, obbligando a percorrere un ampia S per raggiungere la cima, dove si trova una piramide di sassi e una piccola croce metallica.
La parete nord, che incombe sulla selvaggia valle dei Bruciati è tutt’altra cosa. Poco visibile dal fondo valle e dalla strada, appare e scompare per brevi attimi salendo i tornanti che portano a Ceresola di Valtorta. E’ da qui che l’ho notata la prima volta, da dove si mostra come una grande e compatta parete calcarea alta quasi 500 metri.
Ho cominciato a cercare, prima sulle mappe, poi un giorno d’inverno sono andato a fotografarla dalla strada che porta alla frazione Costa di Valtorta, per studiarne le linee innevate, portando a casa l’idea di una parete tetra, con grandi strapiombi e cominciando a tracciare delle linee immaginarie.

La domanda a cui volevo dare risposta era innanzitutto perché una parete così grande contasse, per quanto era riuscito a trovare, solo due salite, del 1934 e del 1935, entrambe di una cordata comasca, di cui non era stato possibile avere notizie dettagliate oltre alle scarne note della Guida ai Monti d’Italia: “per il versante NORD: ore 6; 4° grado con passi di 5° - itinerario tracciato da L. Pozzi e M. Valvassori il 7 ottobre 1934”. Un ritaglio dello Scarpone del ’35 specificava poco di più, oltre a precisare che l’attacco si trovava in corrispondenza di un piccolo nevaio. I locali parlano anche di una via di salita facile, seguita dai cacciatori, di cui però non si riescono ad avere notizie. Infine sono presenti due vie a spit, Diedrone e Padania, relazionate e ripetute, ma su una piccola struttura ben distinta (e distante) dalla parete nord della Cornetta.
Le note e le fotografie sono rimaste in una cartella per un paio di anni, finché un giorno ho proposta a Davide di andare a dare un’occhiata.

Nella mitologia escursionistica persino i sentieri della valle dei Bruciati sono ostici e poco evidenti. Così, basandomi su una vecchia mappa, propongo di salire dalla valle Secca fino alla baita Abitacolo, e da qui prendere una traccia di sentiero che, risalendo verso una piccola altura denominata Legni Marci, traversa sopra una prima fascia rocciosa sotto tutta la parete nord.

Il tentativo però si infrange a metà strada tra Legni Marci e la parete, perché la traccia si perde tra mugheti insuperabili e speroni rocciosi instabili. Capiamo però due cose: innanzitutto che la parete non è unicum, ma è articolata in diverse parti distinte e che solo una di queste porta realmente alla vetta. Secondo: che la parte sinistra (est), separata dalla parete principale, che si presenta verticale e compatta, è di difficilissimo accesso per colpa di una barriera di mughi.


Nel pomeriggio, lasciati gli zaini, facciamo un secondo approccio alla parete passando dal gerone che scende dai Bruciati e ci imbattiamo in alcuni ometti e tracce di passaggio. Seguendoli, tenendo sempre le deviazioni a sinistra, arriviamo in breve e tutto sommato facilmente, in vista della parete ma considerata l’ora ci accontentiamo di osservarla da lontano.

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L'ultima modifica di fabiomaz il Mar Set 11, 2018 6:40 pm, modificato 1 volta
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fabiomaz



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MessaggioInviato: Mar Set 11, 2018 6:22 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ritorniamo dopo un mese, con l’idea di esplorare la parete più che di salirla, perché le giornate sono oramai brevi e ci preoccupano le sei ore impiegate dalla cordata del ’34. Risaliamo velocemente il sentiero già percorso fino ad arrivare al caratteristico emiciclo di roccia che si trova circa 200 metri prima dell’inizio della parete vera e propria. Notiamo la qualità della roccia, molto bella e lavorata, e immaginiamo che sia stata la sede del nevaio indicato come punto di attacco della relazione. La parete principale, osservata da qui, perde tutta la sua compattezza e si presenta come un labirinto di creste, incise da canali e inframmezzata da strapiombi gialli.


Curiosamente tutte le linee sembrano andare da destra a sinistra, creando un sistema di “quinte” sovrapposte che rendono difficile individuare una via diretta alla cima. Inoltre appare evidente che la cima vera e propria non è visibile, perché arretrata rispetto alla parete per una amplissima cengia erbosa.
Ci portiamo all’attacco del canale più evidente, costituito da un diedro camino nero sotto la verticale di un grande tetto, ma decidiamo di non “entrare in parete”. Incontriamo invece una traccia che passa sotto tutta la parete e, immaginando che si tratti della stessa che avevamo cercato di seguire la volta precedente, la seguiamo a ritroso, passando sotto 2 ulteriori canali e arrivando a un caratteristico passaggio in cui il sentiero entra in una grotta. Qui è presente un cordino con alcune asole e nodi per facilitare il superamento di un tratto friabile. Di sicuro qui passano cacciatori, anche se magari non in tempi troppo recenti (il cordino non va usato in quanto ancorato a roccia marcia).

Torniamo sui nostri passi e attacchiamo il primo canale sulla sinistra della parete, consci che poco sopra dovrebbe girare verso destra e portarsi in un vallone prativo. Abbiamo corda e scarpette ma non usciranno mai dallo zaino. Saliamo nel canale e per creste, senza passaggi obbligati, tenendoci su difficoltà fino al III° e cercando sempre la roccia migliore, che risulta infatti molto bella.


Ci spostiamo progressivamente verso la parte centrale della parete, rimanendo tuttavia lontani dalla parte alpinisticamente più interessante.


Arrivati nell’ampio cengione (ma più corretto chiamarlo “conca”) sotto la cima, per cresta su roccia ottima raggiungiamo la vetta.

Anche se la salita non può definirsi fino in fondo “arrampicata” siamo soddisfatti, sia perché è la prima volta che arriviamo in vetta, sia perché abbiamo capito molto della morfologia della parete: è infatti costituita da grandi quinte rocciose che vanno da destra a sinistra. Il canale centrale separa le prime tre quinte da un’altra serie di strutture simili ma meno marcate, che terminano tutte sulla cresta nord ovest. Inoltre la parete è attraversata da parte a parte da almeno due cenge, a volte ampie a volte strette e franose, che permettono di spostarsi abbastanza agevolmente in orizzontale. E’ probabile che le cenge siano collegate e continue, e portino alla marcata traccia di sentiero che passa ai piedi della linea di cresta (versante nord), ma non le abbiamo mai esplorate completamente.

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fabiomaz



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MessaggioInviato: Mar Set 11, 2018 6:22 pm    Oggetto: Rispondi citando


Passa l’inverno e passa la primavera, finalmente nevosa, e la Cornetta va nel cassetto, ma all’inizio dell’estate il progetto di salire la parte centrale della parete torna d’attualità. Abbiamo oramai individuato il percorso che dovrebbe aver seguito la cordata Pozzi-Valvassori, seguendo il canale fino alla cresta, e vorremmo provare una diversa possibilità, quella di mantenerci nell’articolata parte centrale andando a prendere uno dei due grandi diedri/camini che sono tra le poche strutture ben definite della parete.
Una mattina di fine giugno ripercorriamo l’oramai ben noto avvicinamento e arriviamo alla falesia semicircolare, dove troviamo il nevaio.

Anzi, per superare la falesia (tutta a destra) si fa una partenza speleoghiaccioalpinistica. Con grande sorpresa troviamo anche un pezzo di materassino da bivacco stracciato, a cui però non sappiamo dare un’età.

Arriviamo all’attacco del canale centrale e partiamo. Con un tiro di 30 metri superiamo il primo diedro (III°-III°+, umido) e saliamo una bella placca facile. Poi proseguiamo fino alla fine della corda sul fondo del canale sostando su spunzone (S1, III+, 60 m).


Il canale gira a destra sotto un salto e noi attacchiamo la parete di sinistra in prossimità di un diedro aperto che parte leggermente strapiombante. Saliamo tenendo bene a mente le foto della parete, mirando a portarci all’area di mughi sospesa sopra il grande strapiombo basale (S2, 50 m, IV-,III 1 cuneo lasciato).


Con altri due filate facili saliamo fino a raggiungere la prima delle due cenge (100 m circa, passi di III). La seguiamo a sinistra per qualche metro, fino a un canale e risaliamo una caratteristica rampa su roccia buona che porta a un piccolo intaglio con un albero (S3, 25m, III, sosta su albero). Questa è la chiave di accesso alla parte centrale della parete e ai due diedri/camini.


Attacchiamo la parete sopra l’albero, superando un bel tiro di 50 metri su roccia ottima e andando a sostare poco sopra sulle rocce di sinistra di sinistra di un canale erboso (60 m, IV+,III, IV-, 1 ch. su passetto strapiombante in uscita, sosta su chiodi da allestire). Attraversiamo il canale e puntiamo verso la parete gialla e la fessura camino di sinistra tra le due visibili identificabili dal basso e alla cui base sostiamo (S5, lasciato un cuneo).

La fessura incide la parte terminale della parete, tra strapiombi gialli e verticali. La sale Davide, con arrampicata molto bella e una traversata da sinistra a destra leggermente strapiombante con un movimento strano e difficile (S6, 30 m, V, V+ sosta su chiodo e cuneo).

Si prosegue poi nella fessura con un passetto iniziale di V° e ci si trova in cima a un poco marcato torrione (S7, 25 m, V, III, sosta su spunzone, cordone di calata). Con una doppia di 30 si scende e senza strada obbligata si sale in direzione della cima affrontando, se si vuole, un ultimo tiro di circa 50 metri sulla parete rocciosa di destra.


Abbiamo aperto la “nostra” via e la soddisfazione è tanta, ma abbiamo anche capito altre cose: innanzitutto che il sistema di cenge e quinte permette quasi sempre di spostarsi lungo la parete, eventualmente ritirandosi senza troppi problemi in caso di necessità e anche di raggiungere abbastanza agevolmente quei settori più interessanti da esplorare.

In secondo luogo che la maggiore verticalità si trova sulla parete della terza quinta, quella che limita il canale centrale, dove passa il grande camino nero, ed è lì che vogliamo tornare.


Via Dedalo, 30.06.2018 (400 m, III-IV, 1 tiro V-V+, D)

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fabiomaz



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MessaggioInviato: Mar Set 11, 2018 6:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

Passano i mesi centrali dell’estate e siamo presi in altri progetti o, più semplicemente, in vacanza al mare. Arriva settembre e si torna a parlare di salire alla Cornetta.
Per caso, da una semplice frase, nasce uno scambio di corrispondenza con Luca Serafini che mi dice di aver tracciato una via sulla Cornetta nel 1977 con Daniele Malgrati e mi manda la relazione pubblicata sull’annuario del CAI Bergamo dello stesso anno.
Sono gli anni dei fratelli Calegari, delle esplorazioni di tanti angoli orobici noti e poco noti. Sull’annuario noto la salita dei Calegari al Pietra Quadra, ripetuta qualche anno fa. Una salita alla parete Nord dello Spondone che anche avevo anche io immaginato quasi uguale, una prima via sul Pinnacolo di Maslana, allora ancora chiamato Pinnacolo di Bondione, una via sconosciuta sul Redorta. E poi la via sulla Cornetta, appena a destra della linea che con Davide avevamo immaginato.

Alla prima occasione non ci resta che andare a vedere. E così sabato 9 settembre siamo di nuovo all’attacco del canale centrale e una cascatella scende tambureggiando dagli strapiombi di sinistra. Risaliamo il primo tiro e poi passiamo in conserva, proseguendo lungo il fondo del canale come da relazione.

In verità il canale andrebbe lasciato quasi subito, affrontando direttamente un salto roccioso. Noi invece ci troviamo ben presto su una crestina a destra della linea di salita. Poco male. Attraversiamo per caminetti e cenge (passi di III, roccia a tratti delicata) in direzione della parete “gialla e strapiombante” che rappresenta un sicuro riferimento per la salita. In prossimità della parete riprendiamo il canale corretto, sempre prestando grande attenzione ai molti detriti presenti. Qui troviamo un altro brandello del materassino che avevamo rinvenuto alla base della parete..e il mistero si infittisce: cacciatori? Tentativi invernali con bivacco?
Arriviamo dove la conca “si apre sotto la verticale della vetta” e individuiamo facilmente la linea di salita, grazie allo schizzo molto ben fatto e al riferimento di un caratteristico spunzone.

La salita si svolge su 5 tiri. Si comincia su una placca molto lavorata con roccia tuttavia delicata, si sale verticalmente in direzione di un terrazzino erboso (S1, 30m, IV°+). Si prosegue per un aperto diedro che porta in direzione dello spunzone e si sosta su uno spiazzo erboso più a ampio (S2, 25 m, III). I due tiri li abbiamo concatenati ma alla fine la corda tirava un po’.

Si risalgono le rocce stando a destra dello spunzone con un passo in leggero strapiombo ma ottime prese (IV°) e si arriva su uno spigoletto che si segue per 10-15 metri portandosi alla base di una fascia di rocce nere e strapiombanti, sostando in prossimità di un pilastrino abbattuto(S3, 40 m, IV poi III).

Qui avremmo dovuto trovare i due chiodi lasciati dagli apritori ma la parete sembrava diversa da quella descritta. Abbiamo quindi affrontato la fascia di rocce lungo una bella fessura verticale prima, e un marcato strapiombino poi e, dopo un breve traverso a sinistra, uscendo lungo un appigliato spigolo fino a un pianoro (S4, 35 m, IV+, V, III).

Da qui si cammina per un tiro di corda portandosi alla base del salto roccioso finale, che si affronta senza linea obbligata. Noi abbiamo puntato a una bella fessura trasversale sulla destra, che si raggiunge per facili placche. La fessura è molto divertente e si protegge bene a friends. Con un breve muro verticale si guadagna la cresta, in prossimità della vetta (S5, 50M , II, III+, IV-).


In tutte le salite abbiamo usato quasi unicamente protezioni veloci, tranne qualche chiodo per le soste. Non abbiamo mai trovato materiale e ne abbiamo lasciato pochissimo: qualche cuneo, un chiodo.


La parete si presta a moltissime linee di salita, mai obbligate. Tratti anche molto difficili con imponenti strapiombi e verticali placche compatte si alternano a cenge e canali da cui è possibile individuare itinerari alternativi. Non offre certo salite continue e sostenute ma un complesso e selvaggio “terreno d’avventura”. La nostra esplorazione non è finita. Manca certo la cresta nord ovest e un’evidente linea al verticalissimo torrione nord ovest. Una visita invernale potrebbe riservare piacevoli (o spiacevoli) sorprese. Chissà!



ps: e con questo, caro mio, ti avrei incenerito. Cartine, tracce, soste, foto e racconto. .

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lucaserafini



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MessaggioInviato: Mar Set 11, 2018 8:33 pm    Oggetto: Rispondi citando

My Best Compliments Fabio!!

Certo che la Cornetta vi ha proprio appassionato...! Io non ci sono piu' tornato dal quel lontano '77 con Daniele, ma quante volte ho rivisto quella parete dalla strada per Ceresola... con uno strano mix di nostalgia e challenge misfeeling per non essere piu' all'altezza di certe pareti... Vi ammiro e vi rinnovo i miei piu' sentiti complimenti, questa vostra determinazione esplorativa ci conferma che le nostre montagne sono un teatro ricchissimo dove tante generazioni possono trovare le loro sfide e i loro successi. Scusa il pippone ma mi sta scendendo la lagrimuccia... cavolo mi fai sentire vecchio, addirittura dell'epoca dei Calegari... vabbe', come vedi anch'io combatto la nostalgia andando a scoprire terreni vergini con i miei figli (Corno Stella, Pizzo). Ti auguro tante belle scalate sulle nostre amate montagne! Climb up! Luca.
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LorenzOrobico



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MessaggioInviato: Mar Set 11, 2018 9:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

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Pese



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MessaggioInviato: Mer Set 12, 2018 8:12 am    Oggetto: Rispondi citando

Alpinismo esplorativo. La parte più interessante dell'andar per monti secondo me...
Sarebbe interessante organizzarsi in modo organico (anche magari attraverso il forum con una voce dedicata) per censire gli angoli nascosti o dimenticati delle Orobie da (ri)scoprire.
Bravi!
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lucaserafini



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Messaggi: 26
Residenza: milano

MessaggioInviato: Mer Set 12, 2018 1:17 pm    Oggetto: Rispondi citando

Pese ha scritto:
Alpinismo esplorativo. La parte più interessante dell'andar per monti secondo me...
Sarebbe interessante organizzarsi in modo organico (anche magari attraverso il forum con una voce dedicata) per censire gli angoli nascosti o dimenticati delle Orobie da (ri)scoprire.
Bravi!


Ottima idea! Io ho un po' di materiale in formato elettronico che posso condividere (cioe' relazioni di vie nuove aperte dal 1935 al 2014 sulle Orobie). Se i capi del forum aprono un database condiviso posso fare subito l'upload... Ciao!
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M.Serafini



Registrato: 08/04/18 18:36
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MessaggioInviato: Ven Set 14, 2018 12:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

Complimenti!!

A giudicare dalle foto sembra che la parete si presti anche a salite invernali Wink
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fabiomaz



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MessaggioInviato: Ven Set 14, 2018 1:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

M.Serafini ha scritto:
Complimenti!!

A giudicare dalle foto sembra che la parete si presti anche a salite invernali Wink


Tutto è nato da lì. Ma ci vogliono le condizioni giuste. Lo scorso inverno non ci sono state. Il nevaio basale è alto 7-8 metri a fine giugno, pezzi dello stesso materassino trovati a 300 metri di dislivello di distanza, tutte robe che fanno pensare a grossi scaricamenti. inoltre esci su pendii ripidi e prativi esposti in pieno sud.
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lucaserafini



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Residenza: milano

MessaggioInviato: Ven Set 14, 2018 6:55 pm    Oggetto: Rispondi citando

fabiomaz ha scritto:
M.Serafini ha scritto:
Complimenti!!

A giudicare dalle foto sembra che la parete si presti anche a salite invernali Wink


Tutto è nato da lì. Ma ci vogliono le condizioni giuste. Lo scorso inverno non ci sono state. Il nevaio basale è alto 7-8 metri a fine giugno, pezzi dello stesso materassino trovati a 300 metri di dislivello di distanza, tutte robe che fanno pensare a grossi scaricamenti. inoltre esci su pendii ripidi e prativi esposti in pieno sud.


Eh gia', bisogna fare di corsa e al momento giusto come abbiamo fatto sulla zig-zag al Tre Signori... oppure sacrificarsi a fine stagione con abbondante dry-tooling, no Marco?
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Zeno



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MessaggioInviato: Dom Set 16, 2018 6:20 am    Oggetto: Rispondi citando

Aspettavo da tempo, con pazienza e curiosità al contempo, questo report dato che Fabio mi aveva fatto qualche accenno a questa parete. Ovviamente non posso che essere affascinato e complimentarmi per l'esplorazione, la salita e la divulgazione.

Rischio un po' di cadere nel sentimentalismo ma sono anche io un po' commosso dalla bellezza di queste storie di alpinismo che attraversano quasi un secolo. Pareti scoperte, dimenticate, poi riscoperte di nuovo... a tenere insieme tutte queste vicende c'è la roccia, qualche rara traccia di passaggio ed il merito di chi ha voluto divulgare la propria attività.
Mi piace pensare proprio che il senso di noi, "alpinisti orobici scriventi", sia quello di inserirci con umiltà in queste storie e far sì che vadano avanti o che siano anche dimenticate ma pronte per essere riscoperte e riprese in chissà quale futuro e in chissà quale ottica alpinistica. Un dovere moral-alpinistico insomma! Very Happy

Finito anche io il pippone non mi resta che fare un giro su questa parete prima che cada la neve.
Grazie Davide e Fabio!
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fabiomaz



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MessaggioInviato: Lun Set 17, 2018 9:03 am    Oggetto: Rispondi citando

lucaserafini ha scritto:


Eh gia', bisogna fare di corsa e al momento giusto come abbiamo fatto sulla zig-zag al Tre Signori... oppure sacrificarsi a fine stagione con abbondante dry-tooling, no Marco?


Vista la quota io aspetto in una bella nevicata da addolcimento, con un passata di pioggia e una successiva raffreddata. Non è una serie di eventi così infrequente sotto i 2000. A fine stagione mi sembra meno interessante.

Zeno ha scritto:

Mi piace pensare proprio che il senso di noi, "alpinisti orobici scriventi", sia quello di inserirci con umiltà in queste storie e far sì che vadano avanti o che siano anche dimenticate ma pronte per essere riscoperte e riprese in chissà quale futuro e in chissà quale ottica alpinistica. Un dovere moral-alpinistico insomma! Very Happy


Ci saranno sempre alpinisti-papà con poco tempo a disposizione che trovino una paretina senza troppo pretese ma interessante e piena di possibilità e ne facciano il loro parco giochi.
Sul dovere moral-alpinistico di divulgare devo dire che Luca Serafini mi ha giustamente sollecitato, mentre io ero un po' geloso del mio piccolo regno.
Laughing

Zeno ha scritto:

Finito anche io il pippone non mi resta che fare un giro su questa parete prima che cada la neve.
Grazie Davide e Fabio!

Ma anche dopo Zeno..anche dopo!
Secondo me è dopo che ci sarà pane soddisfacente per i denti di alpinisti più giovani e forti di me.
Per me la Cornetta è un grande "Alben", una parete non troppo recondita, su cui vie estive facili possono diventare invernali abbordabili ma di di soddisfazione. Da verificare ovviamente.
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simon



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MessaggioInviato: Mar Set 18, 2018 2:24 pm    Oggetto: Rispondi citando

fabiomaz ha scritto:


Vista la quota io aspetto in una bella nevicata da addolcimento, con un passata di pioggia e una successiva raffreddata. Non è una serie di eventi così infrequente sotto i 2000. A fine stagione mi sembra meno interessante.



Laughing Laughing
qua prendo la palla al balzo...
tu eri quello che (qualche anno fa, circa 2010 se non sbaglio) diceva di Hotel Sommaprada, dopo che gli fu fatto osservare che va fatta a dicembre, perche' ad aprile e' troppo facile:
"Ma come, secondo te dovrei andare a farla quando NON e' in condizioni?"...

in questi casi:
-o stai a spiegare che "in condizioni" non significa "piu' facile possibile", ma piu' divertente possibile (col rischio di non venire capito)
-oppure aspetti qualche anno che maturino, e che il concetto gli si baleni da solo Wink Wink
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fabiomaz



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Residenza: Bergamo

MessaggioInviato: Mar Set 18, 2018 2:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

simon ha scritto:
fabiomaz ha scritto:


Vista la quota io aspetto in una bella nevicata da addolcimento, con un passata di pioggia e una successiva raffreddata. Non è una serie di eventi così infrequente sotto i 2000. A fine stagione mi sembra meno interessante.



Laughing Laughing
qua prendo la palla al balzo...
tu eri quello che (qualche anno fa, circa 2010 se non sbaglio) diceva di Hotel Sommaprada, dopo che gli fu fatto osservare che va fatta a dicembre, perche' ad aprile e' troppo facile:
"Ma come, secondo te dovrei andare a farla quando NON e' in condizioni?"...

in questi casi:
-o stai a spiegare che "in condizioni" non significa "piu' facile possibile", ma piu' divertente possibile (col rischio di non venire capito)
-oppure aspetti qualche anno che maturino, e che il concetto gli si baleni da solo Wink Wink


Wink
azzo che memoria. Ti eri fatto il nodo al fazzoletto?

Comunque sì..hai ragione..si invecchia e si capiscono cose.
Sulla faccenda della corda invece la penso sempre al contrario.
Meglio fare un qualcosa più tecnico piuttosto, ma tirarla fuori sempre se hai delle protezioni decenti da usare.
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