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   pizzo Camino canali nordovest, 14/05/2013
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Lombardia
Partenza  Schilpario  (1100 m)
Quota attacco  1850 m
Quota arrivo  2490 m
Dislivello della via  600 m
Difficoltà  PD ( pendenza 50° / II in roccia )
Esposizione in salita Nord-Ovest
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  picche e ramponi
Itinerari collegati  nessuno
Rischio valanghe  1 - Debole
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Si va con Max a conquistar il Pizzo Camino salendo per i suoi canali innevati in quel del 14 maggio 2013. La giornata è spettacolare e poco dopo le 7 iniziamo a camminare nella gioia fra i verdi prati di Schilpario mentre spalle al paese lo lasciamo volgendo il nostro sguardo ammirato alla grande parete che chiude la valle e sbarra la discesa dal cielo. La sua cresta frastagliata è già illuminata dal sole, noi nell’ombra saliamo sperando presto nel suoi abbraccio. Saliamo nel vallone ombroso e gustiamo una bella immagine di Schilpario che si stiracchia invece già graziata dal bacio solare come valle in cui si stende. La solita pista di cemento pensata per i mezzi meccanici costringe allo sbuffo e i polpacci ai primi lamentini ma alle 8 sbuchiamo nell’ancor priva di luce ma comunque bellissima conca di Malga Epolo. La luce accarezza solo le creste del Camino e quelle delle Cime di Varicla. Oltre saliamo per i soliti sfasciumi senza traccia prendendo la destra in un ambiente assolutamente dolomitico. Avvicinandoci al basamento delle pareti pestiamo la prima neve e alle 9,20 arriviamo all’imbocco del canale nordovest, nascosto da una quinta rocciosa. Calziamo i ramponi e cominciamo a salire su pendenze moderate attorno ai 30° fino a raggiungere il primo salto roccioso dove ci liberiamo dai bastoncini e togliamo i ramponi. Le affrontiamo con divertenti passi di I° e II° grado su rocce gelate ma sgombre di neve salendo per un buon tratto di misto e poi usciamo dal budello roccioso affacciandoci nel meraviglioso e solare anfiteatro del Pizzo Camino. Davanti a noi un colletto nevoso brilla di luce e con circospezione ne risaliamo la china scalciando nella neve dura ma che è sagomata dalle punte dei nostri scarponi. Arrivati al piccolo colletto(q.2200, h9.30) vediamo davanti a noi salire verso il cielo l’immensa pala erbosa del Sossino che si è già scrollata di dosso le nevi invernali e noi ci fermiamo a rimettere i ramponi. Proseguiamo poi verso destra lungo il grande pendio nevoso che scende dall’alto con pendenze attorno ai 30 e poi 40° e andiamo poi a imbucare il canale nevoso che punta verso la cima con pendenze che diventano in alto ben più sostenute fino a sfiorare i 50°. Ma la salita grazie anche alla neve dura ma non gelata rimane sempre sicura e divertente e a tratti entusiasmante quando riavvicinandoci alle rocce la scenografia diventa veramente wild. Continuiamo a salire tra neve e rocce e finalmente alle 10.30 sbuchiamo a fianco della vetta(q.2492) con la croce che curiosamente è ben sotto sotto all’enorme seno nevoso che rappresenta il punto di contatto tra la terra e il cielo. Scattiamo un po’ di foto su questo cumulo bianco che si staglia contro l’azzurro del cielo, mentre sotto di noi le nubi vorticano e permetton solo a tratti di sondare le sottostanti profondità. Poi ci volgiamo verso le nebbie che riempiono il vallone da dove scenderemo cercando la via normale che comunque terminata la neve appare ben segnata ed evidente. Poi imbocchiamo il canalone che mi costringe(Max l’aveva fatto da subito) a ramponarmi di nuovo dato che la pendenza si alza fino ai 40° e la neve in alcuni tratti diventa dura e pericolosa. Scendiamo in retromarcia per un lungo tratto finchè la pendenza si abbandona al largo e ampio spazio che scende più dolcemente verso il Passo di Cornabusa. L’ambiente è tornato maestoso col sole che accentua le differenze cromatiche fra la Biancaneve e gli orchi rocciosi da cui è circondata. Poi la neve inizia a lasciar spazio ai ghiaioni sottostanti e la traccia nevosa torna sentiero che dolce accompagna il nostro scendere. Arriviamo al passo alle 12.15 in un incredibile fioritura di crocus che commuove perfino l’arcigno Max e così in barba alla sua eterna fretta di tornare, saliamo alla Corna Busa dove ci divertiamo fra sacro( foto con la madonnina) e profano (foto scimmiesche appesi alla sua volta). Approffittiamo anche dell’ambiente così ameno per far sosta pranzo e poi felici e sereni iniziamo un ‘oretta dopo la discesa sprofondando nelle piane sotto il passo in altri immensi prati completamente ricoperti di fioriture di crocus. La meraviglia ci pervade e max conia in quel momento di estasi mistica una frase che diventerà storica nel nostro inceder per monti: ecco dopo aver sperimentato l’aspetto paterno della montagna, ora ce ne gustiamo l’aspetto materno. E’ un grande il mio amico Max. Ci fotografiamo in mezzo ai crocus quasi fossimo tornati per un attimo nel giardino dell’Eden e con questa pace nei cuori scendiamo lievi e tranquilli a valle. Grazie Max.
Foto1 in salita canale due Foto 2 in cima Foto 3 vittoria



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