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   Sass del Mel, 28/04/2026
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Veneto
Partenza  Case Bortot (700m)
Quota attacco  1850 m
Quota arrivo  2075 m
Dislivello  200 m
Difficoltà  PD / II ( II obbl. )
Esposizione  Sud-Ovest
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  ramponcini da prato picca da erba corda 60 mt per la discesa
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Luca mi contatta tramite wapp per via del Viaz dei Camorz e dei Camorzieri che gli piacerebbe fare. Facciamo un poco di amicizia telefonica, gli do la mia disponibilità e poi cominciamo a cercare d’incontrarci per un’uscita esplorativa. Lui può solo di sabato e allora passa un poco di tempo prima che ne abbia io uno libero. Lui mi parla del Sass de Mel e io gli parlo del Pulpito della Pala Bassa. Alla fine m’intriga il Sass de Mel così repulsivo, così poco frequentato, così fuori moda, così misterioso e poco relazionato e definito un poco per folli dalle poche relazioni trovate su pochi libri. Vietato sbagliare è la sintesi condivisa. E così terminata attorno alle 20 una consultazione familiare con P&C, e cenato velocemente, saluto casa e amici e alle 21 m’infilo in macchina direzione Belluno, park di Case Bortot (q.700) dove arrivo poco dopo mezzanotte. Non ho voglia di cercare un posto nel bosco per così poche ore di sonno e mi stendo nel posteriore della Punto con sacco a pelo, cuscino e cell. puntato alle 5. Mi svegli poco prima del timer un’auto che parcheggia a fianco della mia. Mi alzo, arriva Luca mentre sto completando la preparazione che interrompo per la presentazione e alle 5.30 del 25 04 2026 muoviamo i primi passi alla luce delle frontali in direzione del Rif. VII° Alpini. Rischiara rapidamente e la prima immagine che il giorno ci regala, sono le Pale del balcon e lo schiara, che si tingon di rosa. Il dito della Gusela, come suo solito, indica il cielo. Passiamo da un rudere e poco dopo Luca mi propone il taglio nel bosco per evitare di passare dal rifugio e guadagnar tempo. Cambio di pendenza importante, un vero e proprio sentiero da trail che zigzaga ripido e rapido nel bosco. Mi accorgo allora della grande preparazione e forza di Luca che inizia inesorabilmente a staccarmi nonostante si sia accollato lui il peso della corda da 60 metri: ma si sapeva! Lui in piena forma, io solo in ripresa e con vent’anni di più! Salgo del mio passo vedendolo sempre avanti me fermo ad aspettarmi e poi ripartire. Alle 7 in una radura del bosco, vediamo appollaiata sotto un masso Casera Medassa, fianchi in pietra e tetto in lamiera. Un cartello indica Forcella Pis Pilon e poco sopra da Est un raggio di luce si fa spazio fra le ombre che coprono ancora il Serva. Rientriamo in un bel bosco di larici per essere poi anche noi inondati a tratti di luce solare che ci dà il buongiorno filtrando a sprazzi fra i rami. Continuiamo a salire fra bei prati sotto belle formazioni rocciose che mi ricordano la vicina Torre di Pescors che sta dall’altra parte della Forcella Caneva fin quando appare la nostra montagna; severa, in ombra solo lambita nei suoi fianchi est da scie luminose. Alle nostre spalle invece il Terne e la sua cresta nord che mi piacerebbe percorrere al ritorno. Per bei prati dalle tinte ancora giallastre dell’autunno passiamo sotto una bella torre e continuiamo a traversare per begli avvallamenti in direzione del sass de Mel, ormai padrone completo e magnetico della scena. Passiamo sotto e facciamo due passi in più per affacciarci da F.lla Pis Pilon vs il VII° ( q.1730, h 7.50). Gusela di inaudita bellezza e sole che spunta oltre Cima Tanzon proprio a fianco del Sass ci regalano momenti di magia alpina. Riprendiamo a traversare e poi a salire in direzione di F.lla Caneva. Mentre stiamo attaversando una zona in ombra chiazzata di neve, siamo attirati da una fuga dirompente di camosci lungo una cengia erbosa del Sass de mel. E’ incredibile vedere la loro folle corsa orizzontale su pareti che sembrano quantomeno verticali: un branco enorme di almeno venti esemplari che si danno alla pazza fuga o gioia. Traversiamo in diagonale un tratto nevoso e duro e poi guadagniamo l’ultimo strappo in direzione dell’agognata forcella dove con curiosità attendiamo di scoprire cosa ci attende. La nostra montagna ha assunto l’aspetto sinistro e scuro di una prua e si staglia contro il cielo azzurroblu del mattino. Alle nostre spalle come fiamme al cielo le punte di Tiron Sabioi e Pinei, ricordano i fasti passati del Viaz e forse quelli a venire. Alle 8.30 raggiungiamo Forcella Caneva, q.ta 1850 e gettiamo lo sguardo oltre vs i monti del friuli con il Col Nudo a farla da padrone, ma si notano anche il celeberrimo Monte Toc e le cime di Vieres di Veraniana memoria. Mi siedo a riposare e cercare nel cibo un poco di ricarica mentre l’instancabile Luca muove passi vs la paretina di attacco. Lo vedo risalire lo zoccolo e poi iniziare a traversare l’esposta cengia con passo sicuro, rassicurandomi che c’è spazio. Si ferma solo sotto il muretto di attacco dicendomi che non gli sembra così ostico…poi ritorna alla base anche lui per rimpinzarsi di cioccolata. Alle 9 attacchiamo la paretina ormai ben studiata e mi trovo davanti. Non abbiamo calzato i ramponcini e neanche brandiamo le picche. Lo zoccolo è semplice: una decina di metri di prato che s’inclina per diventare di zolle e roccette e che portano alla decina di metri di cengia orizzontale dello stesso terreno, vale a dire un misto di zolle erbose e roccette. Il passo è sempre sicuro e riparato, solo che spostandosi verso destra ci si espone al salto di una decina di metri sottostante. Anche il muretto lo trovo più semplice di quanto temevo e in pochi passi decisi lo supero. Sono circa 5 metri, abbastanza appoggiati ma bisogna controllare bene la tenuta delle zolle o degli appoggi erbosi/terrosi o quello delle rocce su cui ci si traziona. Il punto è che volare qua non garantirebbe di riuscire ad evitare di precipitare nel baratro che si apre circa un paio di metri dietro. Insomma è abbastanza facile, mas si sale un poco con la strizza al culo. Psicologico, non tecnico. Comunque è fatta, siamo fuori entrambi e pochi metri dopo sulla paretina di destra noto un cordino con anello di calata. Inizia un canalone erboso ripido, delimitato da una costola rocciosa a destra e che comunque sale a gradoni erbosi. Metto il turbo per essere il più dinamico possibile e non perdere energia da un passo in spinta all’altro e mi fermo solo quasi al suo termine quando noto una grossa clessidra che decido di armare per la calata in doppia quando scenderemo. Scatto una bella foto a Luca che sale e sorride, visto che è la prima volta nella giornata in cui me lo trovo dietro. Ci fermiamo alla clessidra e dato che la corda sfrega, perdiamo un poco di tempo ma decidiamo di metterci cordino e moschettone e lasciarli per le future ripetizioni. Il canalone ora devia vs sx abbandonando la costola rocciosa e sale ancora per circa una decina di metri. Dal suo culmine alle 9.45 fotografo la corda rossa da 60 metri che scende e che ci servirà anche da riferimento. Ora un pendio erboso si apre davanti a noi e iniziamo a salirlo in diagonale vs sinistra, poi chiamo luca per sapere se ha idea di quale fra le due punte sia quella giusta e mi risponde che è quella di destra dopo aver consultato l’app. Spinge Luca e io lo seguo su questi prati ripidi che richiedono attenzione sulle parti erbose e passaggi di placca su quelli rocciosi. Ma sono difficoltà che sappiamo gestire bene e saliamo rapidi e decisi. Siamo in cima alle 10 (q.2075) e ci abbracciamo felici. Dopo la tensione del salire e le paure che le avevano precedute, ora ci rilassiamo in questo sereno angolo paradisiaco. Anche la cresta affilata, non è tale, permette invece agio e tranquillità anche se sul versante opposto a quello di salita, in effetti precipita verticale. Il mondo ruota attorno a noi ne siamo il centro immobile. Terne, le creste del Viaz e dietro Pizzocco, il lontano Pavione e poi la triade Sass de Mura, Piz de Mez e Sagron, per poi passare ai vicini Burel, Pale del Balcon, Schiara e Pelf che ci copre proprio le spalle con la sua mole immensa. Alla sua sinistra il gruppo del Bosconero, i vicini Zimon de Cajada e Cima dell’Albero che anticipano il gruppo del Duranno e il Col Nudo. E poi la Torre di percors cge svetta solitaria sotto di noi e il Serva dietro al quale si apre la Val Belluna. Chiacchieriamo e poi guardo e sogno di avere la forza di scendere e risalire fino a F.lla Mompiana per fare il Tiron e magari poi tornare a Case Bortot attraverso la cresta nord del Terne che abbiamo proprio davanti al naso. Vedremo poi. Alle 10.30 iniziamo a scendere e alle 11.15 dopo qualche incertezza di percorso (prestare attenzione perché non c’è nessun ometto o segno e dall’alto sembra tutto uguale) siamo alla clessidra attrezzata. Più esperto di manovre di corda, facciamo un veloce ripasso e dopo aver predisposto Luca per la calata in doppia, inizio a calarmi agevolmente e allegramente cercando di no pesare troppo sulla corda vista la clessidra dall’apparenza solida ma certo non indistruttibile. La corda finisce e non sono arrivato a fine canalone. Comunico a Luca di calarsi e poi vedremo il da farsi. Mi raggiunge e lo assicuro ad un cordino messo attorno ad uno spuntone e dal quale mi calo alla sosta che dovrebbe essere sotto di una decina di metri con l’intenzione poi una volta raggiuntala di recuperarlo con la corda. Mi calo ma quando arrivo sopra al saltino, non lo riconosco perché non vedo più la sosta e non capisco il perché. Mi distraggono le voci di alcuni alpinisti che arrivano dalla mia destra…come mai salgono di la? ..sto sbagliando io?...sono dietro una costola rocciosa e non riesco a parlarci. Non so cosa fare e decido di aspettare che arrivino. Sbucano alla mia altezza, il primo di loro mi dice che stanno salendo da relazione e che non devo scendere per dove sto andando io. Non capisco più niente e luca mi invita a scendere da dove son saliti loro (ma mi han detto che ci vorrebbe un cordone grande per attrezzare una doppia sopra uno spuntone!). Non mi va di lasciare la mia fettuccia e poi noi non siam saliti di la! Decido di traversare fino ad un alberello per fare una sosta come si deve e poi da la in tutta sicurezza provare a capire la situazione che trovo inspiegabile. Cioè sono certo di essere giusto..ma non capisco dove possa essere sparita la sosta che ho visto salendo. Mentre vado all’alberello, vedo la sosta, più laterale e piccola di come la ricordavo…e decido di raggiungerla. Col senno di poi avrei dovuto calarmi fino alla base del muretto e lì aspettare la discesa di Luca. Invece mi assicuro, recupero Luca e lo daccio scendere alla base del muretto e poi a mia volta mi calo in doppia da lui.
Alla base del muretto c’è abbastanza spazio (anche se la vista dall’alto del vuoto alle spalle fa parecchia impressione…) e quindi ci sleghiamo, riponiamo la corda nello zaino di Luca e tranquilli e sicuri ripercorriamo l’esposta ma sufficientemente ampia cengia che conduce allo zoccolo e poi scivolo erboso che ci deposita al porto sicuro di F.lla Caneva (h 12.30). Fotografo dall’alto lo scivolo erboso, veramente felice di essere fra poco con i piedi su terreno orizzontale! Ci abbracciamo nuovamente, ora è veramente fatta. Abbiamo perso un po' di tempo ma l’importante è stato aver fatto tutto in sicurezza. Facciamo pranzo e studiamo la nostra e la via di salita dell’altro gruppo che sono saliti per una costola rocciosa più marcata a sinistra e poi hanno traversato per cengia più semplice fino a sopra il nostro muretto. Due linee simili credo come difficoltà. Forse più esposta la nostra e più tecnica la loro ma su roccia più solida. Alle 13 salutiamo il Sass che ora levigato di sole sembra più mansueto e ci caliamo vs F.lla Pis Pilon dove decidiamo per cambiar giro di calarci nel versante del Rif. VII° Alpini, nonostante il canalone sia a nord. Ma vista l’ora tarda la neve ha smollato e con divertentui sciate, perdiamo rapidamente quota fino ad arrivare ad un bel sentierino aereo che a tornanti e con fantastiche visioni sui Pinei che ci stanno proprio di fronte, ci conduce al Rifugio (h 13.45, q. 1550). Fiori, gente stesa sui prati a prendere il sole…che contrasto rispetto alle durezze alpine e alla solitudine che abbiamo vissuto fino a pochi minuti fa. Poi entriamo nella valle dell’Ardo, raggiungendone il greto e le forre, in una sequenza bellissima e incredibile di polle smeraldine dalle tonalità più chiare a quelle più intense del verde. Che spettacolo…mi viene alla mente quando passando di qua da giovane sognai di scendere lungo il corso dell’acqua per visitare tutte le piscine naturali incontaminate. Poi inizia a farmi male lo scarpone destro, inizio ad aver caldo e sonno e a sentirmi uno straccio. Per questa è provvidenziale la sosta con bagno ai piedi e grandi bevute al Ponte Mariano ( h 14.30, q.ta 690). Ripartiamo come nuovi ma so che è uno specchietto per le allodole e cmq dico lo stesso a Luca di consutare l’app per vedere se troviamo il sentiero che risale a Casera dei Pez e poi al Col Foruncol e poi eventualmente decidere di proseguire per Forcella Mompiana. La deviazione (h 15.15) è evidente e parte un vero sentiero (forse ci siam passati al buio per non averlo visto stamattina…). Non faccio in tempo a pensare se ho voglia e forze per risalire ancora che Luca è già alto…e allora via dietro alla sua motoretta che imperterrita sale sgasando nonostante il peso della corda sulle spalle. Bel boschetto, salita leggera che riconcilia con il mondo della montagna, fino a quando lo strappetto finale fa urlare di protesta tutti i miei muscoli non ancora allenati a sufficienza dopo un inverno in letargo. Venti minuto dopo il bivio siamo nella bella radura verdeggiante dove è stata costruita con legno e pietre la bella casera e un quarto d’ora dopo premiati i nostri ultimi sforzi nel raggiungere l’ameno Col Forongol (q.1040). Qualche minuto prima si sarebbe potuto al bivio svoltare a destra vs la Forcella lui non aveva tempo e io le forze. Decidiamo allora di salire sul piccolo crinale e di fare una piccola pausa prima dell’ultimo tratto di discesa. L’idea è di Luca e lo prendo in giro perché mi ci vorra’ un quarto d’ora per fare quei 5 metri di dislivello: dall’altra parte si apre un inaspettato dirupo e la vista spazia libera su tutte le montagne di buona parte della nostra giornata: che regalo inaspettato e magnifico, che pulpito incredibilmente panoramico. E così mentre mangiamo e beviamo con gli occhi che si riempiono di Schaira Pelf e Sass de Mel passiamo un quarto d’ora di assoluto relax e benessere. Alle 16.30 siamo nuovamente al Park di Case Bortot, dove ci salutiamo. Sono cotto e dopo essermi cambiato, capisco che per riuscire a tornare a casa devo ricaricare le batterie e allora decido per un mega gelato e poi bottiglione di coca contro il sonno. Passo da Bolzano Bellunese e resisto alla tentazione di passare a salutare il Mot (il mio testimone di nozze) perché ci son appena passato 15 giorni fa. Scendo vs Belluno e alla prima gelateria mi fermo: incredibile, vedo Miriam su una panchina con il figlio a cui mi avvicino per chiedere i soldi per un gelato proprio mentre esce il Mot che mi apostrofa dicendomi: glielo do io il gelato. Ci facciamo quattro risate e poi passiamo un poco di tempo insieme a chiaccherare, prima di andare chissà perché alla sera che passai a casa sua con Nicola in procinto di partire per il Viaz. La sera festeggiammo con Marta e un’altra ragazza di cui non ricordavo il nome e che mi dice essere morta per problemi con l’alcool, bruciandosi accidentalmente viva. Che storie, ciao Gigia..peccato! Foto1 in salita vs il Sass de Mel Foto2 Luca sulla cengia dopo la calata Foto 3 la parete d’attacco con la nostra linea in rosso e in viola quella dell’altro gruppo
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