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| Sass Maor, 10/07/2025 | Tweet |
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| Onicer | oscarrampica
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| Regione | Trentino Alto Adige |
| Partenza | malga Civertaghe (1500m) |
| Quota attacco | 2350 m |
| Quota arrivo | 2812 m |
| Dislivello | 450 m |
| Difficoltà | AD / IV ( III+ obbl. ) |
| Esposizione | Nord-Ovest |
| Rifugio di appoggio | |
| Attrezzatura consigliata | nda no protezioni veloce, via incredibilmente protetta a spit e soste |
| Itinerari collegati | nessuno |
| Condizioni | Ottime |
| Valutazione itinerario | Eccezionale |
| Commento | Sapevo dell’intenzione di mio fratello, che più o meno fa una gita alpina o due all’anno, di salire il Sass Maor e quando ad inizio giugno vengo a saperlo e le date sono già fissate..ho quasi un moto di disappunto perché ci tenevo in modo particolare ad esserci. La sua punta lanciata nel cielo al pari e ancor più di quella del Cimon della Pala, ha sempre attirato la mia attenzione. Guardo i turni e siccome è stato un mese stranamente intenso alpinisticamente parlando, sono incredibilmente felice di avere il venerdì libero che è il giorno da loro scelto per la salita “one push” da casa. Io invece, che nn avrò il sabato libero perché lavoro al pomeriggio, salirò la sera prima a dormire e poi attenderò magari al rifugio il loro arrivo. Faccio tardi a casa e nn riesco a partire all’ora prevista vs le 16 ma circa un’ora dopo. Temo di arrivare col buio che nn è il massimo per piantare la tendina come penso di fare per garantirmi un bel sonno di cui ho molto bisogno. Le ultime settimane sono state di fuoco tra molta montagna e notti troppo calde per essere veramente riposanti. Giro un poco a vuoto per San Martino di Castrozza e infine infilo la stradina che prima in discesa e poi in salita, sale a Malga Civertaghe o Zivertaghe. Ormai è quasi buio, il cielo è illuminato dai lampie qualche tuono brontola ma ancor poco convinto. Mi fermo a leggere un cartello nei pressi della malga che avvisa che i cani pastore sono liberi per proteggere da lupi e orsi che pure sono liberi. Ho già l’ansia..da chi finirò sbranato? Comunque la stradina sale ancora e dei cartelli semplicemente stradali mi guidano verso l’ampio spiazzo che è il parcheggio per il Rif. Del Velo. Molto ampio, vedo una ragazza a fianco di un’auto e vado dall’0altra parte dove credo ci sia il ragazzo per chiedere qualche info. E’ un’altra ragazza, sono slovene e si mettono a ridere quando dico loro del cartello che ho visto. Non sembrano preoccupate come me. Prendo la frontale, mi dirigo verso il prato ( nonostante loro mi abbiano sconsigliato di dormire in tende per via dei frequenti tuoni che diventeranno tempesta…ma io per restare in tema penso del temporale che can che abbaia non morde) , illumino un bel praticello…ed inizia a piovere forte. Mi riparo in auto, scroscia che è un piacere e dopo un poco inizia a grandinare piuttosto forte..ho quasi paura e ogni tanto guardo vs l’auto delle ragazze che hanno la luce accesa. Provo ad addormentarmi ma c’è troppo frastuono per riuscire a farlo e dopo circa un’ora finalmente la tempesta si placa e scivolo lentamente fra le braccia di Morfeo. Non ho fretta di svegliarmi, loro partiranno dalla piana padana verso le 5, per cui ho tutto il tempo che voglio per salire al rifugio e attenderli. Ma alle 6 non ce la faccio più e scndo dall’auto nell’aria fresca di un incredibilmente tersa mattina. Le massicce ragazze slovene con tanto di corde mi salutano. Penso che non mi hanno sbranato né i lupi, ne lorso o i cani..ma neanche loro! Sistemo un po’ di cose sull’auto, vado alla bella fontana e guardo con ammirazione il missile verso il quale dovrò iniziare a salire. Nel cielo quasi blu del mattino sopra di me riempiono il cielo la Cima Val di Roda, quella di Ball e poi i missili di Cima della Madonna e Sass Maor e la discosta Cima della Stanga. Dall’altra parte, alle spalle, la catena dei Lagorai che per molto tempo ricordai. Zoomo sui condomini di Cima della Madonna e Sass Maor che puntano il cielo e si vede alla base la casetta del rifugio la mia meta. Alle 7.30 dopo l’ennesima bevuta assecondo il bel sentiero che indica 2.30 al rifugio del Velo. Salgo lento, nn voglio sudare, faccio tante foto. Attraverso il greto sassoso di un torrente dove sono stati costruiti enormi e bellissimi ometti e mi riinfilo nel bel bosco dall’altra parte. Dagli abeti il missile del Maor emerge imponente e meraviglioso. Spostandomi verso dx ora sono proprio nell’aperto vallone ai piedi della cima. Superbo. Sempre in direzione dx, guadagno il Cadin Sora Ronz (q. 2050, h 8.50) col panorama che si apre a dx dei Lagorai vs il gruppo del Latemar e quello del Catinaccio. Quasi sotto parete il sentiero che corre su lisce placconate, appare scavato nella roccia e messo in sicura da pali e corde metalliche, segno dei tempi moderni. Poi si ritorna verso il sole svoltando a sx nel ghiaioso vallone finale dove fotografo un isolato grande e bellissimo esemplare di papavero alpino che tende addirittura all’arancione invece del più usuale giallo canarino. Che bello! E che dire del sole che come un diamante lancia i suoi dardi di luce sbucando oltre i contrafforti della Cima della Madonna. Ormai ci sono e tra luci ed ombre, guadagno il bellissimo terrazzino erboso dove è poggiato il rifugio che con le sue finestrelle azzurre crea un senso di casetta delle fate. Dietro altissima, minacciosa e tetra, la scura parete del Sass sembra non farsi intenerire dai miei pensieri dolci. Nei pressi del rifugio una secca fontana di legno riarso dal sole, fa riflettere sullo stato disperato di molte sorgenti d’alta quota. Non sono ancora le 9.30, avrò molto da aspettare..pensavo d’impiegarci un poco di più. Mi siedo sull’assiato al sole ma nn riesco a pisolare e chiacchero un poco con due ragazzi di cui uno di rancio che andranno a fare oggi lo Spigolo del Velo e domani la Scalet Biasin al Sass Maor. Tanta roba. Mi indicano dove parte l’attacco per la normale e mi riappisolo. Zoomo sul colosso di granito della Cima d’asta regina incontrastata del regno dei lagorai. Dopo le 11 arrivano, ci presentiamo e salutiamo, facciamo ordine nel materiale da portare e Walter, mio fratello, stabilisce le cordate. Io arrampicherò con Donatello, lui con Fabio. A mezzogiorno pronti per la partenza ci facciamo fare una bella foto e iniziamo a salire verso la gola d’attacco che raggiungiamo in pochi minuti. A me è chiaro che siamo in ritardo e dico a Dona se se la sente di seguirmi finchè possiamo senza usare la corda e superiamo così velocemente il primo facile risalto, arrivando così alla placca che viene data di 3+. E’ evidente che è un passaggio singolo e provo a salirlo ma poi scendo e mi lego. Poi recupero Donatello e superiamo slegati un paio di passi di II° su massi incastrati che ci portano all’inizio di un lungo canalone. Abbiamo già perso di vista Walter e Fabio che usano quasi sempre la corda e provo a spiegare a Donatello che se vogliamo fare in tempo dobbiamo salire del nostro passo. Arriviamo così alla base di un saltino con passo di III° che io supero grazie ad un cordino che mi mette in uno spit uno dei due ragazzi incontrati la mattina e poi butto la corda a Dona. Entriamo così in un nuovo grande canalone che adduce alla forcella fra Cima della Madonna e Sass Maor con bella vista sul versante settentrionale della montagna con grandiosa vista sul circo delle Pale di San Martino: in primo piano Cima Ball e la Pala, dietro Vezzana e Cimon. Sono le 13.45, siamo soli ma sono fiducioso perché siamo abbastanza veloci e Donatello si muove bene. Arriviamo così d un camino dato di II+ che affronto con decisione perché ci si può incastrare bene. Esco e dico a Dona di venire pure su perché è semplice ma dice che è stanco, che preferisce usare la corda. Insisto un poco dicendogli che è più semplice dei passaggi fatti sotto ma risponde che non si sente più sicuro. Allora gli butto la corda che però non riesce ad arrivargli perché si va ad incastrare ovunque. Vari tentativi, vari lanci e alla fine riesce a liberarla e lo faccio salire da me. Abbiamo perso circa mezz’ora ma dei soci nessuna traccia anche se urliamo. Credo che non abbiano possibilità di arrivare su. Ora rimontiamo una parete appigliata con passi attorno al II° con Dona che sembra aver ritrovato smalto ma che pensa alla discesa alla stanchezza e che vuole usare la corda in discesa. Arriviamo comunque ad una spalla che da sull’impressionante vuoto della parete Nord (h 14.20): ormai siamo sotto l’appicco finale, ce la faremo. Ma Dona dice che non se la sente, che è preoccupato per la discesa, che non ce la fa più e mi propone di aspettare gli altri per salire con loro. Gli dico che sono troppo indietro, che ci impiegheranno più di 1 ora per arrivare fin qua. E’ irremovibile, si scusa, ma dice di non farcela proprio nonostante io insista rammentandogli che mancano solo due tiri. Siede scorato, provo a lasciarlo tranquillo e gli dico di bere e mangiare qualcosa che magari si riprende e tempo ne abbiamo ancora a sufficienza. Improvvisamente mi accorgo che alle sue spalle campeggiano i Monti del Sole e la loro vista mi rincuora: aria di casa. Lontana oltre Fradusta ed Agner, saluta anche la grande mano bianca della Marmolada. Fotografo un poco in giro, anche il camino da sotto che sembra tosto e che spero di non dover ricordare solo in foto. Ci copriamo, la temperatura scende, a sera le previsioni danno possibili piogge, e noi siamo fermi ormai da tempo. Dopo qualche telefonata, sentiamo finalmente le voci e alle 15.30 appare Walter che trascina la sua lunga corda alla quale dall’altra parte è legato il buon Fabio. La stanno usando su delle ghiaie…sembrano in viaggio nel deserto e temo per il proseguio. Walter dice quasi subito di essere abbastanza cotto mentre Fabio sembra disponibile a provarci e allora prendo la palla al balzo e dopo un rapido ripasso sui metodi dell’assicurazione, sono sotto al camino legato e pronto a partire. Scelgo di non calzare le scarpette, mentre Fabio le mette; danno un passo di IV° ma sembra più verticale che tecnico. Parto convinto e carico anche per la lunga attesa e salgo deciso, non aiutandomi coi rinvii. Buoni appoggi e appigli, poi traverso un filo delicato ed esposto ma la suola dei miei scarponcini aderisce bene e arrivo alla sosta. Fabio sale veloce e tranquillo, non ha paura e il vuoto che lo circonda non lo intimorisce. Mi tranquillizza, gli chiedo se vuole partire lui da primo per quello che dovrebbe essere l’ultimo tiro e che viene dato di II+. Mi risponde di proseguire pure che sono più esperto. Parto, salgo una decina di metri e sento la classica sventagliata d’aria libera che porta il sapore della cima..lo urlo a fabio...gli dico di mollare la corda e la trascino fino all’ometto di cima poco più alto della croce di vetta. Lo recupero e mi piace leggere nei suoi occhi tranquillità e soddisfazione..ci abbracciamo ai confini del cielo. E’ un compagno nuovo, nn lo conoscevo fino a stamattina e mi piace leggere le espressioni di gioia sul suo viso. Foto celebrative vs il gruppo dell’Agner,oltre la Fradusta, vs Pala e Cimon, vs il gruppo del Catinaccio che con tutte quelle punte disegnate sull’orizzonte ricorda la Patagonia, e poi Cima d’Asta e tutti i Lagorai. Una dedica sul libretto di vetta a Donatelo e Walter che avremmo voluto qua con noi e poi via in discesa che tocca fare un paio di doppie. Gli mostro come fare, impara veloce, lo assicuro alla corda e scendo per primo, poi lui mi segue senza incertezze. E’ forte sto ragazzo che si lega ad uno sconosciuto, in un ambiente severo e resta sorridente e apparentemente spensierato. Con la stessa tecnica scendiamo anche il camino che ci riporta sulla spalla...quasi al sicuro. Ora giù per la paretina appigliata che riesco a convincerlo a fare slegato e disarrampicando. Dopo qualche titubanza, prende coraggio e migliora la sua tecnica di discesa. Giunti al camino incastrato, preferisce usare la corda e armiamo velocemente la doppia. Siamo ora alla forcella e ci lanciamo giù per il canalone sempre disarrampicando fino a quando scorgiamo più sotto Walter e Donatello alle prese con le doppie. Sono le 18.15, li raggiungiamo e ci felicitiamo tutti insieme. Li supero continuando a scendere slegato e vado ad armare l’ultima doppia sopra il salto iniziale da cui mi calo alla base aspettando la loro discesa. Alle 18.45 fabio tocca terra, ora siamo tutti fuori dalla montagna e con allegria tra un selfie e l’altro saltelliamo vs il Rifugio dove ci attende la cena e soprattutto….tanto da bere. Bella serata tra allegria e birre e grappe e dopo quando le palpebre pesano tutti in branda per le ultime risate prima che il sonno pesante ci colga. La mattina alle 6 mi alzo per fare la colazione che inizia alle 6.30, saluto i compari perché devo scendere veloce per essere in tempo a casa per fare il turno di pomeriggio in ospedale. Alle 7.50 sono all’auto e salutando le montagne mi lascio alle spalle una bellissima avventura e una grande compagnia. Forse l’anno prossimo ci troveremo per il Cimon della Pala..ma questa volta vi voglio tutti in cima. Grazie di cuore per avermi invitato. Foto1 Cima della Madonna e Sass Maor Foto 2 sul primo tiro Foto 3 Fiesta |
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