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   Passo Pizzo Coca(Traversata Tre cime 2007), 24/09/2007
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Lombardia
Partenza  Valbondione (1000m)
Quota attacco  2700 m
Quota arrivo  3050 m
Dislivello  350 m
Difficoltà  AD / III ( II obbl. )
Esposizione  Varia
Rifugio di appoggio  coca
Attrezzatura consigliata  corda 20/30 metri o più lunga se non si disarrampica sul II° grado
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento In questo 2007 difficile riesco ad andare pochissimo in montagna e allora ben viene questa uscita proposta da Ste in crisi sentimentale e bisognoso di aria pura. E’ l’ombra della persona solare e allegra con cui tanto mi piace stare ma sono felice di avere l’occasione di parlarci e provare a tirarlo un po su. ma non ci sarà niente da fare. Temiamo e sappiamo della lunghezza e incertezza del percorso e quindi propendiamo per una partenza di buon ora. Dormo da Ste e lasciamo l’indomani Valbondione alle 5.30 del 24/9. Saliamo al buio e alle 7 giunti al Coca ci colgono le prime luci dell’alba che dipingono di rosa tenue il cielo dietro la Presolana. Facciamo una breve sosta e un quarto d’ora dopo le 7, il sole colora le rocce dello Scais liberandole dal buio della notte. Alle 7.50 fotografo la Presolana chiudere il cielo oltre il sempre bello laghetto di Coca e attraversata la Conca dei Giganti cominciamo la progressione su pietra vs il Passo di Coca. Giunti al piede del canale, il sentiero e i segnavia si perdono per un tratto causa frane continue; Risalito tutto il ghiaione, assai faticoso, si giunge in alto, oramai a meno di cento metri sotto il passo. Qua il ghiaione cessa e si restringe a guisa di canalino; risalendo le rocce rotte a destra (segnavia) si tocca il passo (2694-madonnina), dove arriviamo alle 8.45 e ci fermiamo un poco al primo sole di giornata a guardare la Vedretta del Lupo, sorvegliati dal molosso del Dente che ancora avvolto dal buio sembra sfidarci più che aspettarci. Dal valico, si attaccano le roccette di cresta a destra, per tracce, e si risalgono con facile arrampicata; dopo poco, la cresta si spiana abbastanza, permettendo di guadagnare quota con percorso più agevole, e portando in breve sotto Punta Isabella, la Spalla del Dente. Tralasciandone la salita si seguono le tracce leggere che traversano gli sfasciumi del versante Ovest di detta spalla prima in piano, poi, in leggera risalita, si riprende la cresta, più esposta, oramai quasi sotto l'arcigno e cupo torrione del Dente. Proseguendo per cresta piana e facile (attenzione solo all'esposizione costante e non indifferente) si toccano alcuni denti rocciosi, che si superano agevolmente, pur con qualche attenzione, sul versante di Coca (Arigna è quasi impraticabile). Rapidi risaliamo il canale ben appigliato che da verso la cima e che con difficoltà di max II°, tranne l’ultimo passaggino d’uscita leggermente più impegnativo, ci consegna all’indomita asperità. Sono le 10 e tutto va bene. Ste mi racconta di averlo un poco sofferto e che non avrebbe disdegnato l’utilizzo della corda rimasta nel mio zaino. Questo posto è veramente un pulpito sul mondo, la cima è sufficientemente ampia per starci in due ma i bordi sono precipiti(nord) o quasi da tutti i lati. E’ veramente un grattacielo di roccia posizionato come belvedere sulla Conca dei Giganti e su tutte le altre montagne che circondano le Orobie. Si vede lontano il coca, la nostra meta separato da chilometri di cresta insidiosa e il laghetto quasi a picco sotto di noi. Ma non è giornata da contemplazione oggi e sceso il sentierino- cengia che contorna la sommità, scolliniamo cauti versante Sud-Ovest (val Coca) per circa 25-30 metri, poi traversiamo a sinistra andando a riprendere l'affilata crestina, presso cui è sito un ancoraggio di cordini vecchi ed intrecciati per la doppia (su spuntone roccioso), di circa 20metri. Preferiamo evitarla disarrampicando su difficoltà di II°,un poco esposto, e atterriamo su una breve cengetta sul versante Orientale; ci riportiamo sul filo di cresta (destra) che discendiamo con attenzione per qualche metro, e poi praticamente in piano guidati da un cavo metallico un poco ridicolo e contorto, cui non ce la sentiamo proprio di dare fiducia. Lo seguiamo fino a cavallo della cresta, tenendo d'occhio la Breccia del Dente (il monolite roccioso che la sorveglia è ben evidente fin da sopra) e raggiungiamo così un ulteriore sosta, sita un poco a sinistra dello spartiacque (chiodo e cordino). Decidiamo di estrarre il nostro spezzone da 20 metri(anche perché la risalita vs la cresta di Arigna appare verticale e minacciosa vista da quassù) e ci caliamo fin dove arriviamo . Poi disarrampichiamo fino alla famosa Breccia del Dente di Coca, stretta tra Dente di Coca e Creste di Arigna, da cui ancora ci fa l’occhiolino il laghetto verdeggiante di Coca,piccolino ma che odora di casa,laggiù, solitario e ramingo a colorar le pietraie. Luce viva che regala distensione fra queste vertiginose asperità brulle e cattive. Ma quanto fascino in questo luogo così selvaggio e austero. Non è un posto per pavidi, qua tutto spinge verso l’abisso. Il Dente torreggia alle nostre spalle e felici di essercelo lasciato dietro, osserviamo ancora con trepidazione la vertiginosa parete dalla quale siamo scesi che vista da qui non sembra disarrampicabile. Anche la risalita dalla breccia per l’affilato spigolo, ora che ci siamo sotto, appare fattibile (II°/II°+, esposto, a tratti anche notevolmente verso sinistra), con bei passi di II° su belle lame apparentemente stabili, divertenti da scalare. Felici le superiamo agevolmente, per ricapultarci una decina di metri sopra sulla cresta frastagliata, ma più semplice, simile al dorso spinoso di un enorme dinosauro primitivo. Percorrendo la cresta sommitale, passata una depressione, si tocca la vetta Meridionale di Arigna (2922 mt ometto, con ottima suggestiva vista sul Dente di Coca, h 12). Ci fotografiamo abbracciati sulle pietre alzate come grida al cielo blu che troneggia immenso sopra di noi. Ora proseguiamo seguendo in discesa, con un po' di attenzione, la friabile crestina (utili aggiramenti ai lati dello spartiacque), tocchiamo la Punta SE (2922) e poi per crestine e saltelli la stretta bocchetta di Arigna (2871 mt, h 12.30), con bella vista a Nord vs il solito gruppo del Bernina. Ho una foto che racconta della fatica passata con in mano il casco, la testa sudata e lo sguardo di beata soddisfazione. Uno sguardo retrospettivo mostra in bella vista il caos di punte frastagliate che la cresta ci ha portato a traversare: un istrice! Siamo prossimi all’attacco finale, la cima principale ora nascosta dietro l’anticima Nord. Saliamo lungo lo spigolo, largo e assai scaglionato(I°), che consegna in breve alla cosiddetta Spalla del Coca (3000 mt), dalla quale si scende, con più attenzione (I°/II°) fino alla bocchetta sotto la vetta settentrionale del Coca (che appare come un tetro torrione di roccia scura). Da tale intaglio risalire per qualche metro il ripido crinale, poi, facendosi quest'ultimo quasi o affatto verticale, tagliare a sinistra raggiungendo l'inizio della famosissima traversata(la piodessa sotto la vetta Valtellinese) sulla placca spiovente (un chiodo assai malridotto all'inizio, che noi non troviamo). Sono passi facili in un mix tra l’appoggio e l’aderenza di piedi (circa 20 metri orizzontali, II° assai esposto), per poi risalire direttamente per roccette di discreta qualità fino a toccare la più bassa, ma panoramicissima, punta Nord del Pizzo (3046 mt circa), in vista della vetta principale bergamasca sormontata dalla grande croce. Percorrendo da ultimo l'affilata ma divertente e assai facile cresta finale (100 metri, I°), tocchiamo alle 13 l'agognata cima del Pizzo Coca, 3050 metri, tetto del mondo Bergamasco. Siamo alla fine della traversata e quella che normalmente apparirebbe come una lunghissima e interminabile discesa, rappresenta oggi una lieta passeggiata vs valle. Ci rilassiamo in cima entrambi in ascolto dei propri silenzi. Ste non riesce proprio a sorridere e mi spiace ma sono certo che si faranno sentire nei prossimi giorni gli effetti benefici di questa immersione nelle forze della Natura. Passiamo quasi un’ora in cima e poi lenti più che stanchi abbandoniamo di malavoglia il regno celeste e torniamo vs valle, verso i nostri affanni quotidiani. Silenziosamente felici, transitiamo alle 15.45 dal coca e alle 17 siamo a Valbondione.
Foto 1 io vs anticima nord coca Foto 2 anticima arigne e dente dal Coca Foto 3 noi sul Coca
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