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   Monte Cristallo 3221, 25/08/2006
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Veneto
Partenza  passo tre Croci (1800m)
Quota attacco  2800 m
Quota arrivo  3221 m
Dislivello  400 m
Difficoltà  PD+ / III ( II obbl. )
Esposizione  Sud-Est
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  corda necessaria se si hanno problemi ad arrampicare o disarrampicare su tratti di II° o passi di III°. Molti fittoni o cordini predisposti per le calate.
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Il Monte Cristallo(3221mt), è una delle cime di 3000 m più maestose e belle delle Dolomiti, con una lunga e poderosa parete ovest che sovrasta di duemila metri la conca di Cortina. A ovest è separato da un profondo intaglio dalla Cima di Mezzo e ad est il profondo P.so del Cristallo, punto di attacco vero e proprio della salita,lo divide dall’ardita torre del Piz Popena. La via normale, sebbene segnata da numerosi ometti e segnavia, è una salita alpinistica che richiede un ottimo allenamento ed esperienza in severo ambiente dolomitico, dato il notevole impegno fisico per il dislivello e le difficoltà in roccia da affrontare, con passaggi (II°,II°+) spesso esposti specie sulla cresta sommitale ,e su roccia non sempre solida e per cenge coperte da infido ghiaino. Salita dunque riservata solo ad escursionisti esperti con la dovuta preparazione alpinistica ed esperienza di roccia in alta montagna non frequentata. Mi ritrovo con Danilo tre giorni dopo aver salito l’Antelao, il 25/08/2006. Raggiunta Cortina proseguiamo vs Misurina e parcheggiamo al Passo Tre Croci (1850 m). Partiamo alle 6.45 e imbocchiamo il sentiero cha sale diritto verso la nostra cima, oltrepassando una zona con grandi mughi e una canalone sassoso arrivando nei pressi di un dosso mugoso. Superiamo il dosso mugoso fino ad arrivare al bellissimo Col Da Varda(2330 mt), dove inizia il grande ghiaione che porta al Passo Del Cristallo. Si sale a lungo il ghiaione, molto ripido nella parte finale, tra stupendi torrioni e in vicinanza di resti bellici, in ottimo stato di conservazione. Il loro colore bruno bianco e nero si staglia sulle rocce rossastre. Noi saliamo contemplando l’estetica della sofferenza. Il tempo è bigio, cielo scuro; salendo vs la Forcella il bianco spruzzato della neve notturna caduta rende il paesaggio immacolato e divertente il nostro incedere che lascia tracce appena accennate. Alle 8.30 raggiungiamo la Forcella a 2800 mt di quota. Il versante nord è innevato ma la nostra attenzione è attirata dalla bellezza del cielo che grigio scuro sopra di noi, vira verso tonalità più tenui fino a diventare completamente azzurro sulle Vette austriache che innevate splendono del sole che a noi manca. Dall’alto le fortezze belliche appaiono inespugnabili costruite su ardite paretine e terrazzini esili raggiungibili solo dai colpi delle armi. Muretti di pietre a secco suturano le ferite naturali della montagna e permettevano di vivere dove c’era solo il vuoto. Ci fermiamo un attimo a contemplare su questo terrazzino che collega due mondi e due monti e a fare rifornimento. Ripartiamo, rimontando le roccette a sinistra, per traccia. Attraversiamo una serie di canali e guadagniamo la marcata e vasta cengia, detta “Grande Cengia Inferiore”, che taglia il versante sud est del monte aggirando vari spigoli secondari. Sotto un cielo azzurro improvvisamente sgombro di nubi,che rimbalza sulle pietre d’oro che calpestiamo, Danilo rimette il turbo e saliamo rapidi, la banca. La percorriamo per circa 2o minuti, seguendo numerosi ometti e segnavia in leggera salita, traversando alcuni ponticelli di guerra, doppiando vari spigoletti e salendo una serie di canalini, fin dove è chiusa da uno sbarramento di sassi ai piedi di una grigia rampa rocciosa inclinata su cui incombe una rossa torre strapiombante. Saliamo dritti per rocce ben articolate per ca. 60 m fino all’ imbocco di un camino di 20 m ( I/ II, 1 ch. per calata al termine), obliquando verso destra su una torretta di rocce rossastre. Si traversa quindi a sinistra per roccette ad un canalino e per questo si sale fino alla cengia ghiaiosa successiva. Ora si segue la cengia verso sinistra per ca. 30 m sotto una fascia di rocce giallo-nere e quindi si obliqua a destra per una rampa di ripide rocce gradinate e canalini, aggirando un esposto ma facile spigoletto ben appigliato e raggiungendo una forcella sulla destra, con un caratteristico roccione. Circa 5 m più in alto a destra si sale un ripido camino-diedro nascosto dietro uno spigolo (15 m, II+/III, 2 ch. con cordino di calata al termine), dove getto a Danilo lo spezzone da 10 mt di cordino da 5 mm che ho portato per sicurezza. Usciti dal camino si traversa a destra aggirando uno spigoletto (II) e per altri brevi passaggi su roccia ed un altro caminetto di 10 m (I/II) si sale ad una spalla detritica, e raggiungiamo la Grande Cengia Superiore. Le nebbie sono tornate ad avvolgerci con i loro fiati che ci avvolgono e rendono misterioso ed affascinamte questo dedalo di torri,torrette e baratri che s’aprono improvvisamente quando la bambagia bianca dissolve. Seguiamo la seconda grande cengia verso sinistra per tracce di sentiero, rimontando altre rocce e un caminetto fino ad una spalletta della cresta sud con bellissima vista su Cortina, che appare improvvisa in uno squarcio delle nubi. Si aggira lo spigolo e, per un ulteriore camino (II, cordino al termine), si giunge su un’altra spalla. Si doppia lo spigolo a destra, salendo una paretina e dei risalti (20 m, I/II, ottima roccia), quindi un diedrino (II+, 1 ch. per calata) al cui termine si trova un ponticello, uscendo infine sulla cresta presso il cosiddetto “Baston del Ploner”, un terrazzo formato da un piatto lastrone. Seguendo la cresta, non ripida ma aerea ed esposta sopra le abissali pareti, si affrontano brevi passaggi su roccia (I/II), fra cui la celebre placca detta “La Lasta” (5 m, II+, 1 ch. all’uscita, passaggio chiave). Infine per l’aerea cresta finale raggiungiamo la piccola croce di legno sulla vetta alle 10.30. Spruzzate di neve ci hanno accompagnato negli ultimi metri e anche la cima è imbiancata leggermente. Si vede poco e ogni tanto qualche squarcio improvviso s’apre, mostra sprazzi d’azzurro ma poi richiude l’ovattato mantello. Ci fotografiamo a vicenda e ci rilassiamo un poco aspettando qualche schiarita che non arriva. Ad un certo punto esce dalle nubi l’affilata cresta terminale che molto esposta abbiamo percorso senza neanche renderci conto della notevole esposizione. Alle 11 cominciamo a scendere e poco dopo le nubi si alzano un attimo permettendomi di riprendere qualche passaggio che nella salita era rimasto avvolto nel grigio. Bello ad esempio uno dei camini affrontati. In discesa non usiamo più il cordino e alle 12.30 siamo nuovamente in Forcella. Il tempo torna a farsi cupo e in un’ora correndo siamo nuovamente al Passo Tre Croci. Grande Danilooooo, da mai a due tremila in 4 giorni, completata la trasformazione da runner ad alpinista. Termina così questa estate che è stata molto ricca di opportunità alpinistiche e che mi vede in gran forma dal punto di vista fisico.
Foto 1 il monte Cristallo Foto 2 danilo lanciato vs Forcella Cristallo Foto 3 Io in cima


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