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   Antimedale e vie con Fil nel sole dell'autunno 2005, 23/07/2006
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Lombardia
Partenza  Rancio (400m)
Quota attacco  600 m
Quota arrivo  800 m
Dislivello  200 m
Difficoltà  D / 5c ( 5b obbl. )
Esposizione  Sud-Est
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  12 rinvii
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Nell’anno di grazia 2005 l’estate alpinistica prosegue anche nella stagione fredda ed è così che anche l’autunno mi vede protagonista della danza verticale. Così tanto e bene non ho mai arrampicato nella mia vita. Dopo la puntata del 15/10 alla facile Cresta Ongania, ai primi di novembre con filippo andiamo a fare la Via degli Istruttori in Antimedale e successivamente altre due vie.
La via si svolge sempre al sole e su roccia sempre ottima, anche se unta nella seconda parte della via, dove le difficoltà sono più alte. E' ottimamente chiodata con fittoni resinati e tutte le soste sono attrezzate con catena e anello per la calata. Da Lecco seguiamo le indicazioni per Rancio, e in corrispondenza di uno stretto tornante a destra, si segue a sinistra la via Quarto. Raggiunta una piazzetta si prende la strada sulla destra che sale repentinamente sino a raggiungere una sbarra chiusa dove è possibile parcheggiare. Proseguire oltre la sbarra e, al primo tornante, abbandonare la strada asfaltata proseguendo verso sinistra lungo un sentiero che costeggia le reti paramassi sino ad incontrare una palina che indica l'Antimedale e la ferrata del Medale. Seguire il sentiero che sale nel bosco e aggira delle altre reti metalliche. Raggiunto un canale ghiaioso salirlo sino al cospetto della parete: alla base delle vie i nomi sono scritti con della vernice. La via degli Istruttori è la prima che si incontra, poco più a sinistra si trova la via Chiappa. Lo schema di oggi sarà quello ormai collaudato fra me e Fil: comando alternato con i tiri difficili a lui. 1° tiro: di sale verticali fino alla sosta per facili rocce gradinate. 45 Mt., III+, III, 2 fittoni, 2 soste intermedie 2° tiro:Pippo si alza sulla placca subito a sinistra per poi salire in verticale per semplici muretti fino a quando si riesce a traversare a destra ad un piccolo terrazzino dove si sosta. Immancabile mentre mi recupera il suo grido a me rivolto di incoraggiamento: Alè cadavere! 35 Mt., IV+, IV-, 4 fittoni. 3° tiro: riparto nel diedrino a sx fino a trovarmi all'altezza di un'evidente pianta posta più a destra. Qui si obliqua a sinistra puntando ad uno strapiombino, dove si sosta. 30 Mt., IV, 4 fittoni. 4° tiro: Pippo con la sua tecnica, supera direttamente lo strapiombo (VI-) e segue poi la fessura fino al suo termine. Poi con qualche passo in aderenza, giunge in sosta. 15 Mt., VI-, V, 3 fittoni. 5° tiro: colpo di scena. Come da protocollo dico a Fil di andare comunque avanti lui per gli ultimi due tiri duri, ma lui mi invita a provarci: immediata sudorazione di quelle mani che mi rendono così adatto alle arrampicate invernali e meno a quelle nella bella stagione. Ma mi sento bene e pronto. Traverso alcuni metri a sinistra portandomi alla base del lungo e minaccioso diedro che sarà da salire interamente. Quasi alla fine del tiro devo aggirare un tettino a sinistra: è il passo chiave per me perché devo forzare il movimento e fuori dal tetto fare aderenza su una placca spiovente e quindi fidarmi in toto dell’aderenza della scarpetta sinistra. Ci riesco e un brivido mix fra paura e piaciere mi attraversa. Ora salgo ancora in verticale per poi raggiungere a sinistra la sosta. Questo tiro è un po' unto, specialmente all'inizio del diedro. Recupero euforico filippo che si complimenta con me. Circa 50 Mt., V+ sostenuto, 12 tra chiodi e fittoni. 6° tiro: pane per Filippo. In verticale fino ad una bella placca (delicata V+) da attraversare verso sinistra, portandosi alla base di un diedro-pilastro molto evidente. Non è facile da superare (VI) e la base del pilastro è unta. 35 Mt., V, V+, VI, V, 5 fittoni, 4 chiodi. Ci abbracciamo in cima entrambi entusiasti per la magnifica giornata ed arrampicata. Ci abbiamo messo 3h. Scendiamo alcuni metri per roccette seguendo le catene a sinistra. Seguiamo poi il sentiero che, dopo un lungo traverso verso sinistra, perde quota fino al canale ghiaioso che riporta in prossimità dell'attacco (ci sono molte catene per facilitare i passaggi). Da qui rientriamo alla macchina. Il 10 dicembre visto il freddo padano ci dirigiamo in Liguria al Bric Pianarella, dove proviamo ad approcciare diverse vie lunghe del paretone ma senza riuscire a completarne alcuna per via del vento gelido e delle nostre condizioni non ottimali. Qualche giorno dopo per il nostro riscatto scegliamo di andare alla Rocca Perduca curiosa formazione di rocce ofiolitiche che presenta un'unica via un poco lunga e che è quella che percorre il suo spigolo sud, più simile al dorso di un dinosauro che ad una slanciata vs l’alto croda dolomitica. E’ un freddo giorno di Dicembre e dalla SS 45 della Val Trebbia, appena dopo il paese di Perino, svoltiamo a destra (indicazioni Donceto). Superato il ponte, tenere la destra e attraversare in ripida salita il paese;il cielo è bigio e non promette nulla di buono e infatti ad un certo punto inizia a nevicare: la strada sterrata s’imbianca velocemente e decidiamo di abbandonare prudentemente la macchina. Decidiamo che la via è facile su roccia che tiene come carta vetra e quindi proseguiamo comunque. Arriviamo al bivio dove teniamo la destra (indicazioni Montà) e arriviamo al gruppetto di case, in vista della bella e inconfondibile Pietra Perduca. Imbocchiamo la sterrata a mezza costa sulla sinistra, e appena dopo una capanna con tavoli (e mappa della falesia) tagliamo a destra per un sentierino verso la vicina parete. Una traccia nel boschetto a destra raggiunge la falesia. Per il nostro spigolo, si scende fino alla base. (0.15 h). Continua a nevicare ma ormai il dado è tratto, e viste le condizioni, oggi ribaltiamo la tradizione e farò io il tiro “ duro” che ho già salito un’altra volta pippo sale sul filo il primo facile tiro. (25 m, 4a (passaggi) – 5 fix),e sosta ai piedi del tratto più ripido. Ho i piedi in 10 cm di neve fresca e lo spigolo è solo leggermente imbiancato. Pulisco le scarpette e man mano che salgo gli appoggi che utilizzo ma si sale come se la neve non ci fosse tale è il grip della roccia (25 m, 5b – 10 fix). Al fine per la facile cresta fino alla vetta, (55 m, II – 6/7 fix), un’ora esatta dopo aver attaccato. Risaliamo alla chiesetta con qualche passaggio esposto e delicato vista la giornata e dopo aver fatto visita alle cisterne scavate nella roccia(d’estate si vedono i tritoni!) e aver ammirato i campi che s’imbiancano fecondati dalla nevicata, scendiamo per la scala i cui gradini sono stati ricavati direttamente nella pietra. Il luogo è particolarmente evocativo: l’atmosfera eremitica e soprattutto la roccia fanno venire in mente i monasteri greci di Meteora! Sotto la neve torniamo a recuperare l’auto con qualche fatica a ripartire visto che la troviano sepolta da 10 cm di neve fresca. Qualche anno prima qua avevo incontrato( entrambi eravamo lì con le famiglie) un ragazzo. Quando gli chiesi di dov’era mi disse che abitava a Maleo( a 2 km da Cavacurta dove ero appena andato ad abitare!). Diventammo amici, ci scambiammo gli indirizzi e arrampicammo poi a Perino diverse volte insieme. Grande amico,ottimo pittore, i miei saluti e l’abbraccio che sempre merita a Roberto Gorla.
Foto1 Antimedale Foto 2 Bric Pianarella Foto 3 Rocca Perduca


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