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   Zucco Pesciola, Cresta Ongania, 22/07/2006
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Lombardia
Partenza  Piani di Bobbio (1700m)
Quota attacco  1900 m
Quota arrivo  2092 m
Dislivello  300 m
Difficoltà  PD / IV- ( II obbl. )
Esposizione  Ovest
Rifugio di appoggio  rifugio Lecco
Attrezzatura consigliata  nda
Itinerari collegati  Zucco Pesciola (2092m), Cresta Ongania
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Nell’anno di grazia 2005 l’estate alpinistica prosegue anche nella stagione fredda ed è così che anche l’autunno mi vede protagonista della danza verticale. Così tanto e bene non ho mai arrampicato nella mia vita. Si comincia il 15/10 puntando con mio fratello alla facile Cresta Ongania. Arriviamo nella grande area parcheggio di Ceresola di Valtorta (BG) a 1340 Mt. E’ una Bellissima giornata, molto fredda(le pozzanghere sono ghiacciate) e partiamo alla volta del Rifugio Lecco (1779 Mt.) che raggiungiamo alle 8.30 . Ora, si puntando verso l’alto al Vallone dei Camosci stupendo anfiteatro calcareo formato dalle pareti contrapposte degli zucchi Pesciola, Campelli e Barbesino. Si sale a mezza costa sul versante opposto del gruppo di Pesciola. Il sentiero è comodo e pianeggiate. Dopo circa 10 minuti si devia decisamente a sinistra risalendo con percorso libero ma piuttosto ripido, gli scivolosi prati alla nostra sinistra, fino a sbucare sulla cresta che domina il vallone dei camosci sotto di noi. Da qui si prosegue, sempre con sentiero libero, fino ad arrivare alla cresta che presenta una discontinua via di II-III grado, con alcuni passaggi più impegnativi (IV) se si desidera fare alcune deviazioni dal percorso originale, che peraltro non risulta di facile individuazione confondendosi con altri fittoni o itinerari. Fatichiamo a trovare l’attacco e dopo inutili ricerche saliamo lungo un diedro verticale all'apparenza semplice, ma in realtà leggermente strapiombante, comunque ben protetto da 2 chiodi a breve distanza (IV+). Esco comunque dal delicato passaggio, che risulterà il più difficile della via, anche perché molto unto e che passo solo aiutandomi con gli spit. Da segnalare che la mia manovra d’artificiale estremo viene visionata e fotografata da due sass baloss che dietro di noi immortalano il momento e mi conferiscono di diritto l’entrata nel club C. Azz.O (club azzeratori orobici). Lasciano traccia di questo magico momento nella relazione ufficiale della via sul loro sito, con tanto di fotografia. Quanto ridere quando mi son visto esaltare per il mio triplo azzeramento celebrato come un’autentica rarità. Un piccolo passo di IV anche nel secondo tiro e poi si arrampica più facilmente e divertendosi molto. Il dislivello di 150 Mt. non deve ingannare in quanto lo sviluppo è di circa 400 Mt.. Buona la roccia e bello l'ambiente di salita, anche se i numerosi tratti su sentiero tendono a rendere poco continua l'arrampicata. Arriviamo così al 6° e ultimo tiro in cui si affronta il bel diedro verticale, inizialmente di IV poi di III, ben protetto con chiodi della parete destra. Una volta uscito dal diedro, continuo per facili roccette fino alla sosta,dove recupero Walter. E da qui, salito un gradino roccioso, camminiamo fino alla madonnina di vetta che raggiungiamo alle 14. Restiamo un oretta a scaldarci al sole e chiaccherare coi due baloss. Poi scendiamo verso una forcella opposta alla direzione di arrivo. Da qui ci immettiamo nel vallone sottostante alla nostra sinistra e per sfasciumi e detriti molto instabili arriviamo quasi sul fondo. Ne approffittiamo per andare a vedere vedere l’attacco della Via Gasparotto, in attesa di salirla un’altra volta. Scendiamo ancora vs il fondo del vallone su tracce abbastanza evidenti fino a quando si risale pochi metri con sentiero libero sul versante opposto. Si incrocia l’'ampia strada sterrata che riconduce al rifugio Lecco dove ci fermiamo per una birra alle 16.30 e dopo scendiamo a valle. Alle 17.30, siamo all’auto. La via risulta molto aperta a varianti di varie difficoltà. Volendo si possono aggirare i tratti più impegnativi usando tracce e roccette, oppure rimanere su gradi molto bassi, ma così facendo si perde gran parte del divertimento.
Foto1 io in salita sul tiro 3 Foto 2 io e walter dopo qualche tiro Foto 3 la Cresta Ongania
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