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   Fuga per la libertà, 24/02/2020
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Onicer  oscarrampica   
Gita  Fuga per la libertà
Regione  Altro
Partenza  Crema  (0 m)
Quota arrivo  1000 m
Dislivello  1000 m
Difficoltà  E
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  auto
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Arrivano le 22 ed emozionato come un bimbo che sta scappando da scuola scendo per timbrare il badge che farà di me un uomo nuovamente libero dopo questi giorni di sequestro sanitario. Non incrocio praticamente nessuno e leggere il mio nome sul lettore elettronico mi riporta alla realtà: sono proprio io quello che col cuore in gola sta uscendo dall’ospedale! Timbro all’uscita dall’ospedale alle 22.15 del 23/02/2020, e ho l’impressione di uscire da un carcere. Non c’è nessuno però ad accogliermi. Mi sembra in effetti di evadere perchè a quanto si sente dire, non è possibile uscire dalla zona rossa del Comune di Codogno e limitrofi. Vediamo cosa accadrà. Esco nell’aria fresca che sembra insolitamente calda di una sera di febbraio padana ed è sconvolgente il silenzio e l’assenza di movimento. Non c’è nessuno in giro, mi sembra di muovermi in un quadro. Sensazione irreale, assurda, difficile da catalogare e accettare a livello mentale. Soprattutto dopo pochi passi nel parcheggio la presa di coscienza repentina che il mondo è cambiato…o sparito! C’è un silenzio surreale e non c’è anima viva…sembra una scena da film tipo Resident Evil. Dove sono tutti? Sono davvero tutti in casa? O sono tutti morti? Salgo in auto e parto ascoltando il rumore del motore che spezza il silenzio funereo. Attraverso le vie deserte adiacenti all’ospedale e quando arrivo all’altezza del Santuario svolto a destra per evitare la rotonda sulla strada principale e percorrere la via interna dove solitamente passo correndo. Finalmente vedo una persona: è a spasso con il cane e inizia a gesticolare nella mia direzione. Mi preoccupo chiedendomi cosa abbia da sbracciare così tanto. Ma son diventati tutti matti? Sono teso e quando mi avvicino intuisco che voleva solo avvisarmi di accendere i fari: incredibile ho fatto oltre 1 km coi fari spenti senza accorgermene! Bene dico, tutto ok e rido fra di me. Scherzi da Covid! Passo la rotonda della tangenziale verso Casale che non è presidiata e mi lancio vs Cavacurta. Prima di uscire dall’Ospedale, avevo sentito i miei due angeli custodi (questa è un’altra storia, legata al periodo di malattia di mia moglie…) e avevamo pianificato insieme il progetto di evasione dalla zona rossa per poter entrare nel territorio Cremasco. A Max (che gira tantissimo in auto e conosce a menadito ogni strada e stradina), avevo affidato la decisione di scegliere l’itinerario più sicuro e lontano da possibili posti di blocco. Mi aveva suggerito di andare a Cavacurta e passare sulla strada bassa che scende ai prati (proprio sotto a dove avevo abitato per vent’anni e che quindi conoscevo benissimo, perché ci andavo d’inverno in auto quando nevicava e a correre più volte alla settimana) per prendere la sterrata verso Pizzighettone e quindi traversare il Ponte sull’Adda e poi puntare verso casa dalla Cremona-Crema. A Filippo invece avevo affidato il compito di parlare coi carabinieri qualora mi avessero fermato ed ascoltato. Lui, medico, il classico tipo capace di vendere gelati al polo nord e dotato di parlantina, fantasia e autorità a livelli da film. Quante ne abbiamo combinate e dette insieme durante le nostre avventure alpinistiche! Arrivo dunque all’ingresso del paesiello e mi sorprende vedere una banda di ragazzini che sfidano il lockdown ma sono anche contento di scoprire che la razza umana non si è estinta e popola ancora questo pianeta. Subito dopo infilo il vicolo che mi permette di scendere alla strada bassa che esce dal paese passando proprio sotto al Monastero dei Frati Serviti dove abbiamo vissuto per vent’anni. Non c’è nessuno e un impeto di gioia mi porta a chiamare Max per dirgli che è fatta! Sono ormai in campagna. Giro attorno al campetto e quando ho completato la curva vedo ferme davanti al cimitero, le luci di una pattuglia dei carabinieri. Metto giù il cell. e rallento indeciso preoccupato e imbarazzato: “qui adesso mi arrestano”, penso. Mi fermo a debita distanza per non correre il rischio di avvicinarmi troppo ed essere interrogato sui miei propositi. Mi tolgono l’imbarazzo avvisandomi ad alta voce di essere dispiaciuti ma la strada è chiusa e mi informano che non si può passare. Inverto il senso di marcia sollevato, e chiamo subito Max. Ci sarebbe un’altra strada di campagna per arrivare a Pizzighettone che esce da Camairago (e che fra l’altro conosco avendolo percorsa spesso nei miei allenamenti) ma conveniamo che se era presidiata quella di Cavacurta, lo sarà anche questa. Certo sembra un film, con le pattuglie che sorvegliano la notte stradine sterrate di campagna che saranno percorse da pochi trattori e nessuna macchina durante il giorno. Ma cos’è? Uno stato di guerra, mi chiedo, siamo veramente controllati e rinchiusi? Decidiamo allora di affrontare il posto di blocco che ci sarà sicuramente al ponte sull’Adda tra Castiglione e Montodine. Il mio tentativo di passaggio, avrà meno le sembianze di una fuga notturna attraverso le campagne e se proprio mi bloccano, chiamerò Filippo. Per strada il deserto e improvviso mi sorge il pensiero di potercela fare…”possibile da Codogno al cremasco” parafrasando i CCCP. Ma poi le luci blu in lontananza del ponte mi riportano alla realtà: se c’è il blocco, sarà sicuramente là. Guido con ansia il paio di km che mi divide dal ponte e poi nella mia testa quando vedo le auto dei Carabinieri messe a presidio, parte un film: rallentando per fermarmi, mi rendo conto che ho una o due auto alle mie spalle di cui vedo nitidamente i fari. Il copione nella mia testa recita che vogliono forzare il posto di blocco e che partirà una sparatoria con le forze dell’ordine con me coinvolto esattamente nel mezzo. Nella realtà succede invece che io mi fermo, abbasso il finestrino e comincio a parlare coi Carabinieri presentandomi come un infermiere che arriva dall’Ospedale di Codogno. L’auto o le auto dietro ( che non ho sognato!), hanno probabilmente fatto retromarcia una volta intuito che da lì non si poteva passare. Comincia un colloquio surreale con i due ragazzi delle forze dell’ordine, io in auto e loro distanti un paio di metri, che verte su quello che sta accadendo in generale, sul Covid, e poi mi dilungo a parlare della situazione in ospedale e del dramma che stiamo vivendo e della stanchezza che ho addosso dopo tanti turni consecutivi e che non vedo l’ora di tornare finalmente a casa per poter riposare un poco e poi tornare nuovamente in servizio per questa emergenza sanitaria che vede noi poveri ed incolpevoli infermieri di Codogno, schierati in prima linea. Faccio loro i complimenti per quello che stanno facendo e per quello che dovranno fare anche nei giorni successivi che credo saranno impegnativi da tanti punti di vista. Parliamo e parliamo da qualche minuto ma io non ho ancora chiesto o capito dalle loro risposte, se hanno intenzione di concedermi di passare, oppure mi rimanderanno indietro o probabilmente chiameranno i superiori per sapere il da farsi e poi bloccarmi! Comunque ormai è il momento di agire, o la va o la spacca e provo a giocare il mio asso nella manica (che quasi stavo dimenticandomi in reparto!), e cioè l’esito negativo del mio tampone Covid…il mio sperato lasciapassare. Se non funzionerà, proverò a chiamare Filippo e confidare in uno dei suoi magistrali, proverbiali e stupefacenti interventi. Apro l’auto, faccio per scendere e dirigermi verso di loro per consegnare il foglio stampato che attesta la mia negatività al virus che sta imprigionando l’Italia e loro scattano indietro come se fossi armato. Mi viene in mente la scena del Vangelo nel giardino del Getsemani quando Gesù risponde “Sono io” ai soldati che lo cercano, e quest’ultimi cadono indietro per lo spavento. E’ il momento: risalgo in auto, li ringrazio nuovamente per la loro missione e spiego che torno a casa dopo tre giorni di servizio ininterrotto per riposare un poco e tornare poi nuovamente al lavoro nei prossimi giorni. Mi salutano, non vogliono neanche avvicinarsi a vedere da lontano il foglio: sono più spaventati di me! Accendo il motore e come fosse la cosa più normale del mondo riparto lentamente per traversare il fiume e sconfinare oltre la Red Zone. Liberoooo..per ora! Sono incredibilmente felice ed incredulo..nn avrei mai pensato di riuscirci. Viaggio come in sogno vs Crema su strade prive di traffico come le vedi solo nelle pubblicità e l’ansia che mi accompagnava si è sciolta in felicità e leggerezza. Quasi sgaso dalla gioia.. mi consegno al silenzio della notte ora dolce e accogliente. Sono veramente felice, libero e la tensione si scioglie, pensando che se tutto va bene domani potrò rivedere la mia famiglia. Telefono la mia gioia a Filippo e Max e guido indisturbato fino a Ripalta dove ho appuntamento con Stefano che mi deve consegnare le chiavi di casa essendo la mia famiglia è partita per il weekend di Carnevale. Lo abbraccio festante, è rigido (mi confesserà in seguito, ridendo, di non aver apprezzato particolarmente..) …non colgo il suo naturale timore! Siamo gli unici in strada: anche Ripalta è un paese fantasma. Piango in auto mentre torno a casa, dolce casa. Che sensazione strana e brutta però entrar dentro una casa deserta e abbandonata, rimbombi ed echi di vuoto. Preparo e programmo un po’ di cose e materiale per la mia fuga alpina ma poi stremato vado a dormire, puntando la sveglia per le 6 del mattino, tempo che mi sarà utile per raggiungere i miei che sono a Prato allo Stelvio. Dormo profondo, senza sogni e non sento la sveglia. Mi sveglio agitato intorno alle 9: ho fatto un bel guaio! Sento Dani, le dico che sono in ritardo e che quindi purtroppo non riuscirò a raggiungerli per trascorrere la giornata insieme ma non voglio che cambino programma e quindi la esorto ad andare comunque in Svizzera, poco oltre dove alloggiano per l’appuntamento prefissato alle Terme di Schuol. Se riesco vi raggiungerò là. La mente schizza impazzita e mi sembra inverosimile fare mente locale mentre preparo il materiale per passare il periodo di quarantena a Caprile, nella mia casetta immersa nelle Dolomiti Venete. Butto di tutto negli zaini, anche materiale per arrampicare, non si sa mai, e per escursioni nella neve/ghiaccio. Quando finalmente mi accingo alla partenza, mi viene in mente che per realizzare il mio piano è obbligatorio avere un navigatore e passo da Trony a comprarne uno nuovo, essendo quello in uso ormai inaffidabile. Alle 10.30 del 24/02/2020, dopo aver sentito telefonicamente mio cugino Domenico residente in Svizzera e avendomi fornito rassicurazioni sulla frontiera aperta (si parla di chiusure, ma al momento non ancora) decido di rischiare. Parto verso le 11 per il mio viaggio della speranza con in tasca un documento su cui sta scritto che risiedo a Cavacurta, in piena zona rossa. Mi arresteranno e condanneranno come l’untore dell’Europa? Fa ridere o piangere solo a pensarci. Viaggio comunque sereno e spensierato facendo fatica a realizzare quello che sta accadendo e che sto facendo. Dovrò passare le dogane Italia-Svizzera, Svizzera-Austria e Austria-Italia..vien da sorridere, in un momento in cui sembra che il mondo chiuda. Gli avvocati avranno il loro bel da fare per cercare di farmi uscire dalle rigide celle elvetiche o dalle galere austriache. E va bè…vedremo. Comunico a Dani che ci vedremo nel primo pomeriggio..è in ansia e mi dice di stare attento. Hanno voglia tutti di abbracciarmi e saluto i figli al telefono. Alle 12.30 nei pressi di Novate Mezzola mi fermo a fotografare il bellissimo profilo del Sasso Manduino che spolverato di neve risplende nel cielo blu terso. Mi entra dentro questa montagna un poco fuori dalle rotte consuete, e ancora non so che due anni dopo ne scalerò l’ardito spigolo Ovest con Zeno e la sua amica belga. In Val Chiavenna Dani mi avverte che la ragazza del B&B gli ha detto che la Svizzera chiuderà le frontiere. Gli dico di cercare di verificare e intanto vado avanti: mancherà circa mezzoretta alla frontiera di Castasegna e mi sale l’ansia. Quando ci arrivo tutto pare tranquillo, c’è poco traffico in generale, rallento e indifferente saluto all’uscita in Italia e all’ingresso in Svizzera. Buona la prima. Chi saluta felice, non ha nulla da nascondere! Sono in territorio elvetico, nella nazione delle leggi che si rispettano e io mi sento decisamente fuorilegge e viaggio col timore di essere fermato. Questi se scoprono cosa sto facendo mi sbattono in carcere per davvero! Per la tensione accumulata, sento un bisogno impellente di fermarmi a far pipi’ e appena colgo uno slargo sterrato a destra mi butto velocemente vs il boschetto. Sto armeggiando convulsamente con i pantaloni, pregusto imminente il sollievo, quando la mia attenzione è attirata da un cartello appeso ad un albero: c’è un disegno che raffigura una persona intenta a defecare e una X sopra per segnalare il divieto e una telecamera che dovrebbe riprendere la scena del trasgressore eventuale. Mi stropiccio gli occhi, mi sembra inverosimile, una scena da scherzi a parte. Una di quelle storie incredibili che quando le racconto legittimo l’interlocutore a non credermi! Rimetto via il tutto e velocemente col bisogno ricacciato mi dileguo: ci manca solo la contravvenzione per bisogni in luogo pubblico in terra elvetica per peggiorare la mia già precaria situazione personale. Mentre mi riavvio al mezzo, un’auto a strisce arancioni accosta e si avvicina a me. Eh vacca, penso..mi han già beccato! Scendono tre uomini in divisa a bande arancioni che si avvicinano..penso a cosa dire…ora mi chiederanno cosa stavo facendo, mi segnalano e mi arrestano. Fine del viaggio! Invece mi superano, probabilmente chiedendosi perché li fisso così inebetito, e vanno a fermarsi poco più in là nei pressi di un gabbiotto. Fiuuu…è andata bene! Riparto e dopo 5 minuti mi fermo in un prato a completare l’opera solo tentata poco prima. Un’avventura…anche per pisciare! Ciò nonostante, assaporo la bellezza dei luoghi che attraverso e un’ora dopo mi fermo sulle rive ghiacciate del meraviglioso Lago di Sils. Un gruppo di persone passeggia tranquillamente in mezzo al lago..ma lo sapranno del Covid!!? Mi ridonano l’immagine di un mondo sereno e accogliente, in pace con se stesso.
Che bella l’Engadina invernale…e quanti ricordi di quando con Dani passavamo spesso qui le nostre vacanze estive con la banda di cuccioli al seguito. Che gioia, che momenti indimenticabili e quante foto fantastiche scattate allora e commoventi da rivedere anni dopo. Alle 14.50 transito per la statale che passa sotto il bellissimo paese di Guarda che visitammo in quegli anni d’oro e che ci aveva colpiti entrambi per la bellezza delle sue case antiche e ricoperte di fiori e mezz’ora dopo accanto a Zuoz dove fa capolino a forma di Cervino il bellissimo Piz Lingard. Alle 16 circa (arrivo previsto a Schuol), ci siamo dati appuntamento ad un parchetto fuori le Terme, dove loro han passato la giornata. Che emozione rivedere Dani, Ile e i figli. Ci abbracciamo velocemente e poi cerchiamo di tenere un poco le distanze anche per non dare troppo nell’occhio e per reggere l’onda lunga delle emozioni di questi giorni intensi. Dani mi racconterà che ero teso e carico come un’archetto e che trasudavo tensione. Ricordo di aver detto ai miei figli di impegnarsi con lo studio non per far strada ma per essere un giorno in ruoli dove poter prendere decisioni sagge per la società e non trovarsi come me in questo momento costretto a vedere disorganizzazione, qualunquismo e improvvisazioni, oltre che menefreghismo! Giovani…salvate il mondo! Dei ragazzini giocano lì intorno e li sentiamo bisbigliare “Les Italiens” . Ci sentiamo osservati, spiati e dico loro che è meglio che io prosegua con la mia fuga anonima. Ci abbracciamo con le lacrime agli occhi e reciproci auguri di buon viaggio e buona fortuna. Ci rivediamo fra 2 settimane. Io vado verso le montagne, loro tornano al piano. Alle 16.30, riprendo la mia fuga per la libertà che prevede di proseguire per l’unica strada che porta alla dogana con l’Austria dopo Martina. Anche qui nessuno mi ferma o chiede niente e comincio a salire vs il Passo di Resia da dove rientrerò nell’amata patria. Che sospirone quando anche qua passo senza controlli e dopo Svizzera e Austria, sono almeno di nuovo a casa che se proprio mi dovesse fermare qualcuno, sarebbe più facile spiegarsi e dare un senso alla mia posizione. Nessuno mi ha mai fermato o controllato tanto che penso di esser diventato invisibile…se non vedono me, chissà come faranno a impedire la circolazione del coronavirus! Esplodo di gioia, è fatta.. sono in Italia. Almeno la pena per essere l’untore d’Europa, mi dovrebbe essere risparmiata. Alle 17 arrivo al Lago di Resia dove passeggio sulle acque gelate attorno alla celeberrima torre e mi diverto a scivolare finalmente sereno e felice come un bimbo. Sullo sfondo sorridono teneri il Cevedale , il Gran Zebrù e l’Ortles. Ma la luce sparisce dietro le montagne con le creste illuminate e mi sento improvvisamente solo su questo pavimento di ghiaccio lontano dai miei affetti. Riparto attraversando i meleti della Val Venosta transitando da Prato allo Stelvio dove c’era ieri la mia famiglia, poi Merano, Bolzano, il Lago di Carezza e la Val di Fassa fino a Canazei. Ormai sono a casa, faccio il Passo di Fedaia saluto i ghiacci della Marmolada che splendono nella notte e poi giù a Sottoguda e finalmente Caprile dove alle 22 cercando di non dare troppo nell’occhio in questo paese piccolo e dalla gente sospettosa come un derelitto salgo le scale della casetta ed entro nella mia cella di custodia. Alle 23 mando un bacio a Dani e mi scuso per gli sfoghi della giornata, poi cado in un sonno pesante. Cala il sipario su questi 4 giorni di febbraio improbabili ma realmente accaduti. Domani sarà un nuovo giorno, domani sarà un’altra vita, domani sarà montagna. Soli io e lei. Ora ho solo voglia d’infilarmi sotto le coperte e dormire..da domani si vedrà. Silenzio. Foto1 Sasso Manduino Foto2 Schuol e le sue montagne Foto3 Lago di Resia
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