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| Spigolo del Palon, 19/09/2025 | Tweet |
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| Onicer | oscarrampica
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| Gita | Spigolo del Palon |
| Regione | Veneto |
| Partenza | pian de la Fopa (1200 m) |
| Quota arrivo | 2315 m |
| Dislivello | 1400 m |
| Difficoltà | F |
| Rifugio di appoggio | Sommariva |
| Attrezzatura consigliata | nde |
| Itinerari collegati | nessuno |
| Condizioni | Buone |
| Valutazione itinerario | Eccezionale |
| Commento | Quando per qualche motivo devo rinunciare a completare una traversata, cerco sempre di rimediare in un secondo momento. Quando mio padre mi implora di riportarlo a Caprile e non essendoci alternative a disposizione, resto incastrato nella situazione che prediligo. Essere costretto ad andare in montagna! Stavolta devo tornare la sera stessa e memore del sonno che mi aveva preso a portarlo dopo la fine del turno pomeridiano ( escursione al Sorapiss!) e del penoso risveglio la mattina dopo, decido di passare a prenderlo alle 5 del mattino dopo e partire per la mia scalata dopo averlo salutato. E così faccio lasciandolo nella casetta a Caprile e partendo subito alla volta dell’ormai ultimamente abituale parcheggio di Pia de la Fopa. Voglio completare la scalata e la traversata degli Spiz ( finita!) e della successiva cresta di cui mi mancano lo Spigolo del Palon, il Prampèr e il Prampereèt (ho poco tempo per cui lk’obiettivo è la prima cima, poi vedremo..). Passato il Passo Staulanza, e sceso nella Valle di Zoldo mi fermo a fotografare l’incredibile serie di torri e torrette che caratterizzano gli Spiz: visti in controluce creano un effetto castello incredibile. Parcheggio, parto, mi ricordo che non ho pagato il parcheggio, ritorno e grazie all’aiuto di una ragazza che mi cambia i soldi, regolarizzo la mia posizione e finalmente alle 11 (q. 1200) del 24/08/2025, un poco infuriato per i 20 minuti persi inizio nuovamente a salire. Uno spettacolo gli Spiz che ormai ho imparato a conoscere benissimo e i due denti del Piccolo e Grande Dente de la Fopa, aguzzi verso il cielo come tutto qua del resto. Ammiro interessato le sagome rovescie del Palon e del Prampèr che asumono le forme di due piramidi egizie e mi rilasso la mente nel grande e soleggiato spiazzo erboso del Pian de I Palui raggiungendo poi Malga Prampèr invasa dai bikers e dai turisti trasportati fin quassù dalle jeep navetta, tutti intenti a far andare le mascelle attorno ai tavoli imbanditi. Ormai mangiare è diventata la cosa più importante, il panorama chissà mai se lo guardano. Mi faccio coraggio, cammino fra la folla e cerco il gestore per chiedere info sulla possibilità di salire direttamente da questo lato. Non ne sa nulla..e come potrebbe se tutti non fanno che chiedergli cosa si può mangiare? Lo ringrazio e proseguo vs il Rif. Sommariva (q. 1850) che raggiungo alle 12. 20. Entro per chiedere info..dalla cucina esce musica metal..chiedo se non disturbo vista l’ora del pranzo. Esce un metallaro gentile che ha evidentemente più voglia di parlare con me che di sfornellare e gentilissimo mi dice tutto quello che volevo sapere. Mi dice che si può salire allo spigolo del Palon anche da F.lla Palon ma è più difficile, meglio farla da F.lla segretta, che si raggiunge traversando sottoparete e che scendere da F.lla Palon al Pian del a Fopa è sconsigliabile. Riparto subito e fotografo dall’alto il bellissimo pascolo di CASERA Pramperet dove arrivai qualche inverno fa in un ambiente innevato e dall’aspetto patagonico. Davanti a me lottano con le nubi le Balanzole e la Cima di Zita Nord. Traversando sotto i pinnacoli del Pramperet, sono proprio sul solco profondo della Val Costa de i Nass, una vera e propria incisione verde, spettacolare da vedere da quassù. Alle 12.50 dopo aver perso quota ed essere risalito approdo ai 1840 mt della Forcella Piccola che m’introduce nella Valle di Cornia e mi presenta gli spalti rocciosi dello Spigolo del Palon e del Coro coperti in alto dalle nubi. Sotto è tutto verde di prati e mughi che risalgono verso le rocce in molti punti lambendole. Cerco e trovo subito a sinistra il sentierino che si stacca dal principale che scende verso le malghe, segnalato da un dubbio ometto ed inizio a percorrerlo in falsopiano traversando in quota a semicerchio sopra la valle. Comunque resta evidente nelle erbe e segnato da molti ometti nelle zone sassose, soprattutto nel grande macereto centrale dove la traccia a terra è praticamente assente. Palon e Coro si avvicinano mentre traverso sotto le rocce del Prampèr invisibile nella sua parte alta. Appare F.lla Palone quando ci sono più o meno sotto naabbandono la risalita in favore del traversamento sotto la parete del Palon perché la risalita dalla forcella stessa mi sembra ad occhio troppo alpinistica e incerta da individuare. Dopo sgarruppamenti, trovo sotto parete una sorta di viaz che prendo con più facilità a seguire. Felice perché temevo i mughi o ravanamenti eccessivi. La traccia scorre lieta alla base delle rocce fino a quando risalgo un pendio franoso e mi trovo alla base di un canalone dirupato che sale vs l’alto. Sono indeciso sul da farsi, ma alla fine opto per la risalita (h 14). Non è chiaro se è giusto ma potrebbe esserlo e allora supero un muretto di II° grado che mi darà qualche problema in discesa e poi risalgo il fondo del canalone fra massi di diverse dimensioni e raggiungre a destra una franosa spalletta. Di fronte a me l’immensa parete del Coro, sono sopra la Val Segretta, non mi resta che trovare la maniera per scendere. Scendo la scarpata e infilo un diedro lastronato che disarrampico con un poco di attenzione e raggiungo il fondo della valle da cui riprendo a salire verso il Dente della Segretta messo tra la Forcella omonima e il Coro. Proprio di fronte a me sta la parete solcata da un grosso canalone precipite che con Filippo avevamo provato a scendere per tentare un passaggio diretto dal Coro senza fare tutto il giro della montagna. Era ed è evidentemente impossibile ma comincio a guardare interessato a sinistra dove il pendio sembra più appoggiato e magari si potrebbe riuscire…chissà se ci tornerò. Sarebbe bello riuscirci una volta in velocità senza il tempo perso in vari tentativi. Un concatenamento da sogno e quindi sognato. Vedo bene il colletto dove trovammo un ometto e iniziammo con Fil a scendere per il canalone franoso che poi precipitava verso il basso. Chissà a sinistra? Ora traverso verso il solco della valletta e dopo traversi rocciosi ne raggiungo l’alveo erboso e comincio la ripida risalita verso il vallo della forcella segnato da una caratteristica roccia a fiamma che muta ad ogni metro che faccio nella sua direzione. Alle 14.30 tiro il fiato sul vallo di Forcella Segretta: guardo vs il PdF, sembra facile l’inizio ma poi non si sa mai. Lascio lo zainetto che recupererò in discesa e inizio a salire per cengette e roccette sul fianco dx. Fotografo un bel fiore di Campanula, saluto finalmente gli Spiz che in una parziale schiarita si degnano di farsi vedere e velocemente risalto dopo risalto arrivo a vedere la parte superiore della montagna contraddistinta da un bellissimo prato che si fonde con una lastronata rocciosa e dietro alla quale appare il castello sommitale. Vista molto bella e particolare. Salgo il prato e quando arrivo al bordo della lastronata rocciosa che poi precipita verso il basso, mi attende la sorpresa di un enorme torre poggiata a gendarme della cupola finale. Sorprendente. Mi sposto al termine sx del ripiano dove un sentierino scende a sx del gendarme e porta ad una cengia che lanbisce il fianco sx del blocco di cima. Lo risalgo, salto la deviazione che sale a dx e di fronte al vuoto inverto la marcia e per blocchetti rocciosi alle 15.10 mi siedo nella nebbia accanto al mucchietto di sassi eretto in cima allo Spigolo del Palon (q. 2315). Non si vede proprio nulla. Mi faccio un selfie e guardando il moto delle nuvole attendo qualche minuto. Una provvidenziale schiarita mi concede la possibilità di fare una bellissima foto alla grande parete circolare che sorregge il prato che ho appena risalito. Veramente un’incanto, a volte la montagna ha una fantasia incredibile. Scendo contento e fotografo mazzi a non finire di Genziana Campestre: così tante non ne avevo mai vista! Contemplo ancora la grande torre che presi dia la cima e poi scendo verso il grande pratone a grandi passi e mezz’ora dopo sono in forcella dove m’attende l’amico zainetto. Mangio bevo e scendo ancora indeciso se tentare o meno il Prampèr. Osservo una parete dove climber forti hanno lasciato una corda per futuri tentativi. Sembra lì da molto tempo…Risalgo il diedro fino alla spalletta, scendo il canalone, non ritrovo più il viaz perché devo prima scendere il pendio franoso a destra che non riconosco immediatamente ma poi finalmente metto i piedi sul sentierino ed esco dal labirinto. Traverso in direzione opposta a quella di qualche ora fa e quando sono sotto la F.lla del Palon decido di salirci e provare anche a salire il Prampèr. Ci arrivo alle 17 investito da raffiche di vento, dalle nebbie e da copiose gocciolone di pioggia che inziano a rimbalzare sui massi. Non ha senso infilarsi nelle nubi, bagnarsi per poi non sapere neanche dove si è e mi butto verso il basso. Di piovere smette quasi subito ma non ho rimpianti perché le nubi non si alzano di un centimetro coprendo praticamente tutte le montagne. Senza storia torno a F.lla Piccola (17.45), al Sommariva, alla malga Prampèr e poi infine alle 19.40 sempre sotto un cielo bigio e nuvoloso all’auto in un parcheggio ormai abbondonato da tutti. Bella giornata comunque, su una cima dimenticata ma sorprendentemente bella. E già progetto come terminare la salita a Prampèr e Pramperèt da un percorso nuovo. Inguaribilmente ottimista ed entusiasta, sto bene con me. Grazie montagna. Ora battaglia col sonno nel viaggio di ritorno ma con bombi e coca ce la posso fare..come sempre! Foto1 Spigolo del Palon e Coro da F.lla Piccola Foto2 cima e prato sommitale Foto3 il gendarme e la cima |
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