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| Groppo di Gora e Monte Lama, 28/07/2025 | Tweet |
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| Onicer | oscarrampica
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| Gita | Groppo di Gora e Monte Lama |
| Regione | Emilia Romagna |
| Partenza | Passo Pelizzone (1000 m) |
| Quota arrivo | 1350 m |
| Dislivello | 500 m |
| Difficoltà | E |
| Rifugio di appoggio | no |
| Attrezzatura consigliata | nde |
| Itinerari collegati | nessuno |
| Condizioni | Ottime |
| Valutazione itinerario | Ottimo |
| Commento | Armin mi chiede la disponibilità per portare un giorno a far qualche esperienza alpina ai ragazzi della comunità terapeutica. Scelta una meta escursionistica e non la falesia della Pennula, mi reco il 14 luglio dopo il turno del mattino in quel di Mangiarosto piccolissimo abitato del Piacentino cui arrivo dopo esser transitato da Ponte sull’Olio e Farini. Ieri che era la giornata prevista per la gita ha piovuto tutto il giorno e così abbiamo rimandato ad oggi. Defezioni dell’ultima ora riducono le partecipazioni e alla fine siamo solo io, Fabio responsabile della struttura, un ragazzo in programma, Max vecchio (50anni) e un altro max giovene (17 anni). Pochi ma buoni, come si suol dire. La mattina al lavoro riesco a cercare qualche info sul percorso e alla fine trovo una soluzione migliore di quella pensata originariamente. Riesco ad uscire un’ora prima e a presentarmi vs le 14.30. Organizzata la giornata di tutti, chi viene e chi resta, chiediamo ad Armin il favore di portarci al punto di partenza. Partiamo insieme ed io lascio la mia auto al Passo di Linguadà dove torneremo con la nostra mini traversata appenninica. Salgo con loro ed Armin ci porta fino al Passo di Pelizzone, in provincia di Parma. Cartelli sulla sede stradale indicano e approfondiscono le possibilità escursionistiche della zona. Partiamo alle 16 da q.ta 1000 e prendiamo la bella strada forestale che s’insinua nel fitto bosco di faggi che ci copre dalla calura e dall’irradiazione diretta del sole comunque mitigata da un gregge di pecorelle che si rincorrono in cielo. Da uno strappo di cielo fra le fronde si vede il profilo acuto della nostra cima. Dai vari cartelli che incontriamo, deduciamo che il rapporto fra i tempi indicati e il nostro passo, è buono e che quindi non rischiamo di fare tardi, vista l’ora della partenza un poco tarda. Improvvisamente il sentiero s’impenna e dopo tanto passeggiare in piano finalmente si sale: siamo evidentemente alle pendici del Groppo di Gora i cui prati e rocce sommitali infatti appaiono poco dopo. Che bel paesaggio, mi ricorda le Higlands scozzesi e i fantastici momenti vissuti con Dani in quelle terre di confine fra il cielo e il mare. Mi metto a correre vs la vetta in un impeto d’entusiasmo e per consumare un poco di energie accumulate dal passo troppo tranquillo. Il panorama si amplia vs il Lama e il Menegosa e le placide vallate parmensi. Alle 17.20 siamo al palo di cima del Groppo di Gora a q.ta 1300. Pausa di riposo e contemplazione e allora esploro il bordo del Groppo che incredibilmente precipita sul versante sud con quasi un centinaio di metri di parete. Cerco vanamente spit o anelli di calata e mi chiedo se sia la qualità della roccia ad aver dissuaso i climber dall’aprir delle vie o semplicemente che nessuno ci ha mai pensato. Potrei venirci io ad aprire la prima via? La balconata prosegue per oltre cinquanta metri fino a degradare sull’altro versante dove una fila di alberelli assume l’aspetto di una piccola oasi di verde che contrasta col colore scuro e ferroso delle rocce precipiti. Selfie, merendina, bella foto a due centaure che hanno scelto un ottimo posto dove crescere e al cielo azzurro appoggiato al verde del prato sommitale, e poi scendiamo lungo i segnavia con la montagna che assume sull’altro lato un caratteristico e singolare aspetto da “Ayers Rock”. Rientriamo nel bosco, siamo vicini al Colle del Castellaccio (q.1300) che raggiungiamo poco dopo alle 17.50. Altro luogo ameno e mentre loro si fermano al valico, faccio una corsetta fino in cima da dove si gode una bella vista anche sul successivo tratto di percorso e la seguente bella piana da cavalli che anticipa la dolce risalita ai prati e boschetti del panettone verde del Lama. Faccio foto dal mio pulpito panoramico e scendo a raggiungerli. Immortalo Max vecchio con le nubi, un bello scatto. Oggi ho più tempo per dedicarmi a qualche foto pensata. Riprendiamo la traversata che lungamente e dolcemente con lievi saliscendi, tra spianate,radure e boschetti ci porta sul grandissimo prato al centro del quale è piantata la grande croce a segnalare il punto forse più alto. Monte Lama, q.ta 1345, h18.30. La sera è quieta e ci sediamo a respirarla ognuno preso dal seguire il corso dei propri pensieri che salgono in cielo o corrono fra i fili d’erba. Vaghiamo senza meta e poi prendiamo la via del ritorno. Finisco con Max vecchio, che è del mio paese, a parlare (siamo praticamente coetanei) di tutti i “personaggi storici” che entrambi abbiamo frequentato o conosciuto. Tante vite perse o spezzate nei buchi neri delle droghe pesanti. Alle 19 transitiamo dalla Costa della Strinata e alle 20 puntuali dopo una foto ricordo siamo al Passo di Linguadà. Felici. Una giornata tranquilla, agreste, di spazi aperti e vasti orizzonti da percorrere con i piedi e sulle ali dei propri pensieri.
Foto1 selfie al Groppo Foto2 trio in cima al Groppo Foto 3 parete e balconata del Groppo |
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