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| Sfornioi e Viaz del Fonch, 23/07/2025 | Tweet |
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| Onicer | oscarrampica
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| Gita | Sfornioi e Viaz del Fonch |
| Regione | Veneto |
| Partenza | Passo Cibiana (1500 m) |
| Quota arrivo | 2430 m |
| Dislivello | 1600 m |
| Difficoltà | F |
| Rifugio di appoggio | Bosconero |
| Attrezzatura consigliata | corda 30 mt |
| Itinerari collegati | nessuno |
| Condizioni | Ottime |
| Valutazione itinerario | Eccezionale |
| Commento | A distanza di un paio d’anni dalle precedenti e di 40 dalla prima e unica altra volta, torno in montagna con Giamba. Ha il weekend libero dalle bimbe e io completo questa incredibile e irripetibile settimana di ferie che libera da altri appuntamenti familiari mi ha permesso di trascorrere con Fil lo scorso week sugli Spiz e di arrampicare ieri con Noemi sul Garda. Giamba lavora fino a tardi e solo vs le 18.30 del 20/06 2025 che ci muoviamo dal calore della Piana Padana cercando refrigerio vs Nord. Arriviamo vs le 22.30 a Caprile e c’infiliamo rapidamente sotto le coperte, fallito il tentativo di contattare Rachele e Thomas. Sveglia alle 4… e via vs il Passo di Cibiana 1500 m in Cadore, da dove inizierà la nostra lunga traversata. Albeggia sulle rocce del sassolungo di Cibiana e arancione son già le crode dell’appuntito Sfornioi nord, l’unico dei tre che si concede alla vista. Partiamo alle 6 in direzione di F. Ciavazole incontrando i cartelli della Dolomiti Extreme Trail di cui mi aveva parlato la signora incontrata alla Casera Cornia. Passiamo il bivio per F. Bella e il BIv. Campestrin ma poi essendo vicini come partenza, seguo Giamba sul sentiero vs il Rif. Bosconero. 10 min dopo proseguendo sempre vs dx, m’insospettisco e recuperiamo tornando indietro e prendendo la via giusta nel bosco e potendo ammirare le belle rocce rossastre dello Spiz de Copada che già altre volte avevano catturato la mia ammirazione. Proseguiamo ancora in salita e progressivamente il cielo si copre e la nebbia ci circonda. Così, non vedendo niente, arriviamo alle 7.10 ai 2000 mt di Forcella Ciavazole. Mi spiace dico a Giamba perché fra un poco quando raggiungiamo la cresta, la vista sulla triade Bosconero sasso di Toanella e Rocchetta Alta sarebbe stata fantastica. Piccola sosta e mezz’oretta dopo siamo alla grande Croce dei Giovani della Montagna. Relazioni alla mano inizio a cercare l’inizio del Viaz del Fonch che dovrebbe iniziare poco dopo. Si vede pochissimo, nn son certo le condizioni ideali ma dopo un poco di avanti e indietro credo d’individuare il divallamento giusto e lasciamo gli zaini nascosti in un anfratto. Proseguiamo così scarichi dal loro peso vs lo Sfornioi Nord e le tappe successive, prima di tornare per riprenderli e scendere sulle tracce del Viaz. Uno sprazzo di luce nel grigiore delle nebbie e un’altra mezz’ora dopo siamo alla base della paretina bollata di rosso che segna l’attacco della via normale allo SN. Passi principalmente di I° grado permettono una divertente salita e poi una facile cengia su bancata scivolando sotto le pareti a dx danno accesso a due camini, uno frontale che risaliamo salvo poi accorgerci che quello giusto è quello a dx segnalato da ometti che nel grigiore tornato non si vedono tanto. Risaliamo il facile camino con passi di II° e dopo un’altra cengia un filo più esposta e con passaggio un filo delicato, sbuchiamo dopo altre facili roccette sul pianoro sommitale dove un piccolo ometto di sassi e un’ancor più piccola e rudimentale croce lignea fatta cin due rami d’abete, segnala il termine della salita (q.2410, h 8.30). Bene, ridiamo felici, la prima è andata e senza dover usare la corda, peccato che potremmo essere ovunque.. nn si vede nulla tranne noi. Niente panorama. Rapidamente allora ridiscendiamo fino al punto d’attacco della paretina, dove avevamo lasciato gli zainetti e dove interpretando male la relazione, penso sia il sentierino che si stacca in discesa per arrivare alla Forcella dei Due Gendarmi. Lo seguo finchè mi vengono parecchi dubbi per il terreno friabile, non segnato e la traccia che diventa quasi invisibile. Torno da Giamba e gli dico che provo ad abbassarmi per vedere se passa sotto ma anche qua il terreno è friabile e indecente e la scarsa visibilità non mi permette di stabilire meglio l’orientamento. Risalgo ad una forcella solo per constatare un nuovo errore e quindi alle 9.30 ritorno dall’amico. Abbiam perso circa 45 m! Incrociamo una ragazza slovena in giro da sola ma che non accetta il nostro invito per unirsi a noi e provare a salire sull SM. Rileggo la relazione e capisco che il sentierino in discesa era quello che partiva nei pressi dei due camini dove siam passati prima per salire sullo SN. Risaliamo la paretina e imboccato il sentierino cengia giusto un quarto d’ora dopo siamo ai due bei gendarmi la cui mole slanciata appare fra le nebbie. Luogo davvero meritevole di belle foto che spero di scattare un’altra volta. Ripartiamo ora alla volta dell SM ma anche qua non affrontiamo subito la paretina d’attacco ma gli preferiamo un’ampia cengia che parte a sx anche segnata da una strana croce rossa in partenza e messa sulla parete dopo pochi metri. Iniziamo a girare intorno alla montagna su cenge friabili ma abbastanza comode tranne qualche passo un poco esposto dove dico a Giamba che così impara ad entrare nel mondo dei Viaz. Alle 10 è evidente il nuovo errore quando mi affaccio sul vuoto riempito di nebbie della Forcella Dantre Sfornioi che divide lo Sfornioi di Mezzo le cui rocce si alzano alle nostre spalle da quelle dello Sfornioi Sud che iniziano dall’altra parte. Dietrofront, ancora le cenge esposte che con questa nebbia rendono il paesaggio e il passaggio ancor più severo permettendomi un report fotografico del buon giamba impegnato ad imparare a destreggiarsi su questi terreni cui non è cero abituato ma sui quali si muove bene con un poco di apprensione, ma senza costringermi alla preoccupazione. Grande Giamba! Un quarto d’ora dopo siam tornati alla paretina che attacchiamo subito (anche qua abbiam perso quasi mezz’oretta!) superando bene senza corda il tratto chiave di II° rappresentato da un camino quasi verticale ma ben appigliato. Alle 10.30 il socio mi raggiunge sulla spianata di vetta frastagliata e segnalata nel suo punto più alto da un semplice ometto di sassi. Anche qua si percepisce il vuoto tutt’attorno senza vederlo perché riempito dalle nubi. Disarrampicata veloce, nuovo passaggio ai gendarmi con nuove foto fatte da tre signore giunte alla loro meta e poi tornati sotto lo SN, riappare la luce e con essa la meraviglia di questa zona ricca di spettacolari formazioni rocciose. Vediamo la sagoma dello SN e poi scendendo dalla cresta vs il punto dove abbiam lasciato gli zaini, notiamo che già si sarebbero potuti vedere i gendarmi che fra l’altro emergono spettacolari oltre il basamento della montagna. Alle 11.30 siamo agli zaini, pronti per scendere alla ricerca del Viaz del Fonch. C’è nuovamente nebbia e mangiamo qualcosa aspettando magari una piccola schiarita che ci aiuti, le nubi vanno (poco) e vengono (molto). Venti minuti dopo G inizia a scendere lungo l’esile traccia che ci garantisce una visibilità di 5/10 m, decisamente troppo pochi per un Viaz, ma tant’è! Iniziamo a virare vs sx e poco dopo disarrampichiamo un citato saltello di II° che ci certifica la correttezza del percorso. Non vediamo però la roccia a forma di Fonch ( fungo, che dà il nome al percorso), che dovrebbe essere la nostra stella polare. Appare poco dopo, ci passiamo praticamente sopra intravedendolo nella foschia e poi scendiamo dall’altra parte arrivando ad un erto camino che precipita molto sotto. Ne scendiamo disarrampicando un poco esposti un paio di metri e poi lo abbandoniamo assecondando la cengia che prosegue a sx. Passaggio più impegnativo psicologicamente perché dall’alto si vede il salto fino in fondo e quando guardi in mezzo ai piedi per vedere dove poggiarli. Giamba lo scende per primo dando ancora prova di notevole sangue freddo e capacità arrampicatorie. Grande Giamba! Scendiamo ancora fino alla banca sottostante che è poi quella da cui nasce il Fonch che ora possiamo ammirare in tutta la sua bellezza e anche con discreta visibilità. Proseguiamo traversando vs sx, salutiamo il Fonch che sparisce dietro la parete, traversiamo sempre in piano un grande ghiaione e arriviamo in vista di un’altra incredibile torre con la vita più snella delle ampie spalle che si allargano a punta verso l’esterno. Veramente singolare e spettacolare per la forma che cambia a seconda del punto di osservazione. Continuando sulla cengia in piano che diventa grande bancata, ce la lasciamo alle spalle, passiamo chinandoci, sotto degli anfratti adattati a bivacchi e poi svoltiamo nuovamente in una zona ampia di terrazzamenti, poi sotto parete con le nebbie che tornano dense e dopo un’ora e un quaro dalla partenza avvistiamo una lingua di neve e il probabile canalone che dovremmo risalire per arrivare all’agognata Forcella Dantre Sfornioi. Passiamo un canalone che dovrebbe chiamarsi Occidentale di Sfornioi e alle 13.00 (dopo aver percorso ed esser tornati da una falsa cengia che abbiamo voluto verificare perché c’era un ometto che la segnava una cinquantina di metri oltre) siamo alla base del poco invitante canalone da risalire. NON abbiamo indicazioni sulla risalita e sembra tutto un poco uguale. In realtà non si vede bene il canale giusto che seppur friabile sta all’estrema dx ed è decisamente meglio del percorso che io scelgo.. alcune relazioni lo dicono, altre sbagliando dicono di salire a sx). Dunque inizio a salire seguito da Giamba terreno duro, molto inclinato e sdrucciolevole…si tratta di stare in piedi su questa pista senza perdere aderenza e franare sconvenientemente all’inizio. Raggiungo le rocce felice..ma è come cadere dalla padella alla brace..rimane in mano tutto, è pericoloso e faccio cadere sassi in testa a Giamba cui chiedo di spostarsi. Salgo con cautela, il grado non è impegnativo, saremo sul II° ma mi sento come fossi sul IV° tanto è faticoso alzarsi senza sgretolare tutto. Mi giro e chiedo a Giamba se se la sente. Sono preoccupato perché mi sembra strano che si debba salire di qua e ho paura di cacciarmi in una trappola e poi penso che ai primi passi Giamba sbotterà mi manderà a cagare chiedendomi dove cazzo stiamo andando. Invece sale veloce, lo vedo tranquillo, come se tornare non fosse un’alternativa valida( …e in effetti la vedrei molto dura…). Un passo oltre il II° segna il punto di non ritorno e spero vivamente di arrivare in Forcella. Aspetto Giamba ma passa meglio di me. Ora sembra meglio e con qualche altro più facile passaggio su roccia arrivo in altra. Praticamente corro oltre gli spuntoni rocciosi dall’altra parte della forcella per vedere se il sentiero prosegue ( come dovrebbe..) sull’altro versante della montagna. Che sollievo quando lo vedo e lo grido a Giamba: Salvi!!. E che rabbia quando guardo il canale che scnde da dove siamo saliti, impervio ma decisamente meglio del nostro approccio. Evabbè..la prossima volta losò. Luogo oscuro fra foschie e pareti ombrose che si alzano ovunque. Con sollievo e leggeri ci buttiamo sulla piccola ma incredibilmente confortevole traccia che scende nel versante di Campestrin, quello orientale, e segna l’abbandono di quello del Bosconero. Sono le 13.30 e ci lasciamo finalmente alle spalle una brutta mezz’ora. Mi attardo qualche attimo in forcella per respirare la solitudine essenziale del luogo e poi seguo il rumore dei sassi che Giamba smuove scendendo. Improvvisamente una schiarita allarga l’orizzonte sul baratro che si apre sulla sottostante Val Campestrin ma noi svoltiamo a dx dove risalito un breve tratto andremo a prendere la lunga cengia/bancata che inizia a traversare vs la lontana F.lla Matt. Ora le bancate sono più ampie e sarebbero anche solari se non ci fosse sempre la nebbia che dà comunque un aspetto più severo ai continui ghirigori che compiamo dentro e attorno la montagna. Su e giù dentro e fuori guidati dagli ometti che cerchiamo come fari i naviganti. Alla deriva orientata in un mare di rocce. Ambiente spettacolare. Alle 14.10 facciamo pausa pranzo….Giamba si stende letteralmente sulle rocce, sdraiato come stesse dormendo e io mangio adagio per non disturbarlo. Gli ho chiesto tanto, ho pensato, ma è stato forte,veramente meglio del previsto, tanto che finora, non abbiamo mai usato la corda. Dieci minuti dopo il guerriero si rialza e riprendiamo il cammino. Passiamo sotto una grandiosa e verticale parete giallastra e rasentandola continuiamo a traversare con un percorso fatto di divertenti montagne russe ma sempre con passaggi semplici. Poi ad un certo punto lo spazio aperto si apre alla nostra sx mostrando ( lo sò ora mentre scrivo) l’ardito torrione dello Spiz di Col Alto e alla sua sx appena intuibile il piccolo valico della Forcelletta di Col Alto. Noi continuiamo invece rasenti la gialla parete andando ad infilare una bellissima piccola ma marcata cengia che corre tra la parete e il salto sottostante e il cui attraversamento richiede talvolta di abbassarsi sotto il tetto che non permette la stazione eretta. La percorro e mi fermo all’uscita per documentare fotograficamente il passaggio di Giamba, e poi scendo alla base del canalone franoso che permette il raggiungimento della forcelletta. Inizio a salire, non vedo segno od ometti e allora ad un certo punto mi volto a sx e vedo un ometto. Dico a Giamba di non seguirmi, che ho visto l’ometto e che traverserò. Mi sposto a sx raggiungo la cresta erbosa ma anche qua nn vedo segni o tracce. Mi sposto ancora più a sx pensando che la vaga traccia che sto seguendo aggiri il torrione roccioso e poi ritorni a dx dove è logico che dobbiamo andare. Niente di tutto ciò e anche Giamba che risale ad un forcellino a dx del torrione, non rinviene nulla. Ritorniamo allora al primo punto di cresta raggiunto sopra l’ometto evidente e dico a Giamba che la via è per forza verso la montagna e comincio a traversare tra prato e mughi verso dx fino a quando mi sembra di vedere in basso in un canalone che scende dall’altra parte della forcelletta non raggiunta, un ometto. Scendo un poco e urlo a Giamba che abbiamo ritrovato la retta via. Anche qua abbiamo perso una buona ventina di minuti, ma scendiamo fino a recuperare la traccia che scende dalla Forcelletta di Col Alto, ormai alta sopra di noi. Un piacere ritrovare la compagnia degli ometti e seguendoli scendiamo fra grandi banche ricoperte dalla crescita dei mughi fino a quando la vista si apre sul dirupato vallone del Matt e sulla lieve traccia che come una righetta bianca traversa per prati fino a raggiungerlo. Ce l’abbiamo fatta Gian! Il bel sentierino ci fa approdare alle 15.30 al sentiero che dal Bivacco Campestrin sale vs la Forcella Matt per poi scendere dall’altra parte al Rif. Bosconero. Siamo niente popò di meno che su un sentiero CAI. Ritorno alla civiltà, attendo l’arrivo di Giamba e prendiamo a risalire il caotico ammasso di massi dove il sentiero non esiste praticamente più e si sale a vista seguendo l’intuito o qualche bollo rosso che resiste al rotolamento vs il basso. Che faticaccia dopo una giornata del genere risalire saltando di masso in masso oppure scivolando sulle ghiaie più fini ma alla fine alle 16 raggiungiamo ansimanti i 2060 mt. di Forcella del Matt. Giamba si sdraia sul bel praticello, forse è il primo posto tranquillo della giornata e sembra collassato. Mi informa che non ha nessuna intenzione di salire lo Sfornioi Sud che sarebbe la nostra prossima meta ed insolitamente, non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di provare ad insistere. Oggi mi ha veramente stupito per la grinta con cui ha superato tutte le difficoltà di una giornata passata un poco sempre sul filo del rasoio e del vuoto e spesso nell’incertezza del tracciato. Lo guardo steso, penso inizierà a russare fra poco e mi fa tenerezza. Io mangiucchio qualcosa, leggo la relazione e mi preparo per la partenza. Salpo alle 16.20, leggero senza corda e zaino e muovo verso l’architettura un poco complessa di questa cima di cui nn è facilmente intuibile la struttura. Vedo solo venti minuti dopo quello che dovrebbe essere il castello sommitale alla cui destra altri torri come paggi scendono verso la forcella da cui son partito. Continuo a traversare verso sx salvo poi trovarmi sul vuoto e tornare indietro per assecondare una cresta cosparsa di genzianelle e che sale verso sx fino a portarmi alla base delle mura di cinta della parte superiore. La relazione le descrive come un muro alto una ventina di metri che protegge con continuità la parte superiore del monte. Alle mie spalle ora domina la linda e chiara mole del sasso di Bosconero. Le sue vele rocciose sembrano le pieghe dell’abito di una sposa e assorbono la luce tenue del sole che ha già speso le energie migliori. Uno spettacolo che mi toglie il fiato e che mi fa pensare come spesso in queste occasioni..che tutto questo è gratis. Dietro spunta appena il Sasso di Toanella e la piccola, da questa prospettiva, Rocchetta Alta. Mi fermo respiro l’infinito, lo faccio entrare in me e assaporo il momento perché mi restituisca la forza quando ne avrò bisogno. Vedo, senza riconoscerla, la cengia che percorreremo per errore l’indomani. Sto bene, ma la condanna dell’alpinista che deve andare oltre mi fa staccare le suole dal terreno e dirigerle verso l’alto. Un alto solo fisico ma che rappresenta per me ben più della quota che si alza. Mi porto alla base del muro e cerco d’interpretare (non riuscendoci) dalla relazione dove sia l’approccio diretto o la cengia descritta che dovrebbe aggirare un poco le difficoltà. Trovo un punto debole segnato da un mucchietto di sassi alla base e supero un primo muretto. Ora sono alla base di un camino alto almeno 15 metri e piuttosto verticale. Ben appigliato, ho la tentazione di provarci ma poi due dubbi mi fanno desistere: nn son certo che sia la via giusta e ho dei dubbi sulla discesa senza corda doppia. Penso a Giamba e non mi va di lasciarlo in pensiero o senza socio. Scendo. Torno alla vase del muro, lo percorre a destra e sinistra ma non trovo traccia della cengia citata nella relazione ( l’unica trovata per questa cima negletta!). Torneremo. A corse ritorno alla forcella dove Giamba si è ridestato. Breve discussione sulla decisione da prendere fra le due opzioni che abbiamo. A sx si scende al Bivacco Campestrin, spartano, da notte brada come piace a me. A dx si vs le comodità del Rif. Bosconero con cena e notte nel letto. Lascio scegliere a Giamba e alle 18 iniziamo a rotolare insieme ai massi verso l’ancor più disastroso versante occidentale di Forcella Matt in direzione del rifugio. Macereti di massi enormi, si alternano a tratti di ghiaioni e lo scendere fa pensare alla dannazione di un eventuale risalita. Ormai questi valichi sono fuori moda, poco percorsi e ancor meno mantenuti per cui vanno incontro all’oblio. Davanti a noi nella foschia serale le sagome degli Spiz percorsi settimana scorsa con Fil e poi una volta usciti dal canalone a sx si apre l’incredibile e grandiosa parete triangolare della Rocchetta Alta che diventa più imponente e alta ad ogni passo che facciamo verso il basso. Che montagna incredibile! Continuando a scendere viene affiancata dalla sagoma più svelta ma altrettanto seducente del Sasso di Toanella e poco dopo anche dal valico su cui incombe, l’omonima forcella, dove probabilmente decideremo di risalire l’indomani. Che ambiente incredibile, ora torniamo a vedere pure i Due Gendarmi che salutano dalla cresta alla base dello SM. Alle 19 le suole stanche e impolverate dei nostri scarponi vengono accolte dalla morbida radura pratosa dove è eretto il Rif. Casera di Bosconero a q.ta 1450 m. Ci sediamo abbastanza cotti sulle panche di legno e non ci sembra vero di poter ordinare birra e Radler medie. Trovo un tipo simpaticissimo ( Giamba dice che sembra mio nonno anche se ha solo due anni di più..) che mi offre diverse sigarette quando gliene chiedo una. Pranziamo subito dopo e il cibo preparato pare come spesso in questi casi nettare divino. Dopo qualche chiacchera ed esserci goduti la discesa della sera ci rifugiamo nella bella baita dove in bassa stagione avevo dormito gratis la volta degli Spiz. Che bello entrare in un letto pulito e morbido cosa che non son abituato a concedermi quando vado per monti. Sono le 21.30 e ci addormentiamo subito che la fatica è stata tanta e sarà dura anche domani, a partire dall’alzarsi alle 5.
Foto1 io e il Fonch Foto2 il canalone x Forcella Dantre Sfornioi Foto3 i Tre Sfornioi dai pressi di F. Bella |
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