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   Picco della Croce, 18/08/2022
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Onicer  oscarrampica   
Gita  Picco della Croce
Regione  Trentino Alto Adige
Partenza  Parcheggio val Valles  (1350 m)
Quota arrivo  3150 m
Dislivello  1800 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  Brixen hutte
Attrezzatura consigliata  nde
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Filippo (17 anni) non ha potuto essere con noi sul Sass Rigais, e allora propongo a Billy di fargli fare il suo prima 3000 e alla ricerca di una cima facile, optiamo infine (anche indirizzati dalle previsioni meteo) per il Picco della Croce, cima più alta dei Monti di Fundres e non lontano da Falzes dove alloggia. Puntuali come svizzeri,alle 6 del 26/07/2022 non distratti dalle chiacchere massive con cui abbiamo allietato il viaggio vs le Dolomiti, traversiamo valli e passi alpini e arriviamo a casa di Oriana che ci offre un ottima colazione. Poi le rapiamo il figlio e con lui spariamo vs una laterale della Val di Fundres e precisamente la Valle di Valles dove ignorando( sic!) la possibilità di passare in auto( cosa che fanno tutti) entro le 9 (orario d’inizio del servizio navetta), ci fermiamo nell’ampio parcheggio d’inizio valle a q.ta 1400 m. Un occhi o alla cartellonistica e a un curioso boschetto piantumato di abeti fittissimo e siamo al ponticello che entra nel bosco dove seguiremo il sentiero del latte che spiega la realtà di questa produzione nelle valli dell’Alto Adige. Tra scorci, cascate, prati e orbettini tre quarti d’ora dopo uscendo dal bosco si aprono i magnifici e rasatissimi prati verde smeraldo di Malga Fane(q.1750,h 8.30), a ragione come vien descritta, una delle malghe più belle del Tirolo. Un luogo veramente incantevole, da passarci una giornata con le braccia incrociate sotto la testa a fissare il cielo, sdraiati su un tappeto verde e morbido. Oltrepassiamo il piccolo villaggio di tabiè e dopo una svolta sul prato il sentiero seguendo il torrente s’inforra in una valle stretta e verde dove una bella stradina sterrata sale protetta da paratie in legno verso l’alto. Il tranquillo ambiente pastorale, i bellissimi prati che circondano la malga e le vicine casette in legno costituiscono un ambiente sereno e distensivo lontano anni luce dal rumore e dalle attività del fondo valle. Sembra di essere catapultati in un altro tempo dove persone più sagge sono riuscite a fermarlo e comprendere cosa di veramente importante ci sia da difendere a questo mondo: i nostri ritmi naturali. Circondati da cime verdeggianti proseguiamo lungo l’ampia strada bianca chiusa al traffico che permane alta e a sinistra rispetto al Rio di Valles che spumeggiante come un bimbo salta felice più in basso tra svariate pozze e cascatelle e una lunga sequenza di spettacolari rapide. Uno sguardo a valle permette di scorgere le forme amiche del Sassolungo e del Catinaccio. La valle poi si stringe sino a divenire angusta con la mulattiera che taglia le pareti calcaree sviluppandosi sulla destra orografica del solco. Saliamo tranquilli, chiaccherando fitto con Fil e a tratti con Billy. Poi più in alto la valle torna ad allargarsi e i pascoli si punteggiano delle chiazze bianche e marroni delle tante mucche che brucano la loro felicità: anche il loro occhio vitreo e tranquillo può insegnarci molto sul ritmo che dovremmo dare alla nostra vita. Ad un pianoro con bivio, continuiamo dritti in direzione del Rifugio Bressanone ed entriamo definitivamente nel paradiso di prati e cime verdeggianti dell’alta valle dove mi sembra di essere in Scozia, sia per i colori che per le forme rotonde dei colli e delle montagne. Un luogo veramente paradisiaco dove le nuvolette bianche che si rincorrono nel cielo blu danno il senso della felicità di cui anche loro sono alla ricerca. Saliamo immersi di meraviglia in un paesaggio fatato fatto di dune verdi abbracciate strette a circondare il fiume che scorre sul fondo: la valle come l’abbiamo sempre disegnata da bambini. E senza accorgercene ci appare davanti il Brixen hutte( q.2300, h9.40) altro luogo ameno dove ci fermiamo a scherzare nel recinto della sabbia per i bimbi e dissetandoci alla bella fonte, anche per far colazione. Rifugio vecchio stampo in legno, non si vede nessuno a rompere la pace del luogo e ora dal pianoro dove è costruito, il panorama si apre sulla conca circondata da elevazioni, alcune turrite e rocciose come quelle bellissime del gruppo chiamato Sandspitze i cui denti costellano quasi per intero la cresta. Ripartiamo mezz’oretta dopo traversando l’altopiano pietroso su un sentierino che attraversa zone umide e punta vs sinistra tra pascoli, macchie di gialla sassifraga e manzi che se la godono. Davanti a noi si profila la sagoma brulla e rocciosa del Picco della Croce mentre il terreno diventa salendo meno erboso e il panorama si apre sulla conca facendo emergere oltre i Sandspitze, la grande pinna rocciosa della Punta Riva, il Pfannenspitze e la gibbosità della Testa d’Asino che precede la possente e articolata Cima di Valmala. Panorama che diventa sempre più bello alzandosi perché il colpo d’occhio sulle macchie che si estendono di sassifraga e le onde verdi che salgono a lambire le rocce formano un’onda di colore che nessun pittore saprebbe riprodurre. Poi salendo vs il passo Rauhtaljoch finisce l’erba e per detriti in un paesaggio meno bello risaliamo il pendio fino alla colma( q.2830, h11) col panorama che si è aperto alle nostre spalle sui Tauri e sull’immenso ghiacciaio che sostiene la punta rocciosa del Gran Pilastro e della Gran Vedretta. Spettacolare questo velo bianco che s’alza oltre il verde e le rocce della cresta descritta prima. Emerge anche il grande dente cariato della Cima di grava,altro tremila di questa zona poco conosciuta. Come hanno fatto altri, anche noi lasciamo gli zaini e saliamo più leggeri verso i tremila e oltre della nostra cima. Virando sull’altro lato del monte, appare l’occhio blu del Wilder See, il Lago Selvaggio a colorare gli stinti colli che lo circondano. Fil parte a razzo, inseguito poco convinto da Billy, mentre io salgo più tranquillo pensando all’indomani e all’arrampicata che ci attende sugli Spiz. Dopo un grande piano e guadagnata la cresta, appare poco lontana la croce che anch’io raggiungo a mezzogiorno. La felicità è quella di Fil che raggiunta la q.ta di 3130 m., ha superato per la prima volta in vita sua la soglia dei tremila. Raggiunti da Tecla, che avevamo superato in salita, ci complimentiamo con lei entusiasti quando sappiamo dei suoi 74 anni. Dopo foto e quattro chiacchere con lei, considerato il panorama sfumato dalle troppe nubi che coprono l’orizzonte ci lanciamo in discesa, recuperando gli zaini al passo e virando vs il lago per completare il giro ad anello. Circa un’ora dopo e constatata l’assenza di gente in giro io e Billy ci spogliamo ed entriamo nelle gelide e rinfrescanti acque del Lago Selvaggio(q.2530) che ci accolgono fino a quando voci lontane ci avvisano dell’arrivo di una famigliola che ci saluta quando ormai noi abbiamo già recuperato più consoni abiti alpinistici. Prolunghiamo la pausa col pranzo e riscaldandoci un poco al timido sole. Un ‘oretta dopo riprendiamo a marciare sul bel sentiero che si apre ad arco per superare l’ennesimo vallone verde e con ampio giro evitiamo la depressione circumnavigandola e tra paesaggi da favola di verde in verde ci affacciamo sulla vallata che scende fino alla Malga Pian di Labes (q. 2140 , h 14.30) altra malga in altra vallata da sogno. Sembra di stare in un cartone animato di Heidi per quanto tutto è perfetto nelle dimensioni e nell’armonia che regna in questo luogo ai confini del Paradiso. Un vallone verde che abbraccia le costruzioni dei fattori e la stradina che nel punto più basso segue il serpeggiare del torrente. Traversiamo un ponticello in legno che incornicia il rombare di una cascatella e poi giù seguendo il fiume dall’alto fino ad incrociare nuovamente il sentiero che scende a Malga Fane dove arriviamo quasi riposati( e dopo aver incrociato una viperetta che ho raccolto con i bastoncini..)alle 15.30 e da dove stavolta non ci facciamo sfuggire il passaggio con la navetta. Grazie Fil e billy per la giornata e per tutto il dire…buona vita! Foto1 Malga Fane Foto 2 paesaggi Foto 3 noi tre in cima

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