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   Valle e grotta di San Lucano, 02/01/2015
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Onicer  oscarrampica   
Gita  Valle e grotta di San Lucano
Regione  Veneto
Partenza  Col di Prà  (800 m)
Quota arrivo  1800 m
Dislivello  1500 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  malga campigat
Attrezzatura consigliata  nde
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Che bello iniziare l’anno con una gita in montagna in un posto meraviglioso e in una giornata spettacolare. In vacanza con la famiglia a Caprile il 2 gennaio 2015 senza urgenze temporali saluto al risveglio la Parete delle Pareti (Nordovest Civetta) e mi dirigo verso Belluno per entrare nella Valle delle Valli ( San Lucano). Poco prima di Agordo (capoluogo di vallata) sopraggiunge Taibon Agordino e lasciate alle spalle le ultime case del paese, alla destra orografica del torrente Cordevole si apre la stretta valle di San Lucano. Misura poco più di 600 metri da sponda a sponda ed è tagliata esattamente a metà dal corso del torrente Tegnàs. Il primo approccio è da capogiro mostrando subito la sua anima verticale: sul versante più in ombra è la parete dell’Agner a catturare lo sguardo con picchi e guglie che s’alzano come fiamme al cielo anche se l’occhio come un ferro attirato dalla calamita s’incolla all’incredibile Spigolo Nord che precipita per 1600 metri dalla cima guadagnandosi così il titolo di via più lunga delle Dolomiti. Dall’altra parte non sono da meno le spettacolari Pale di San Lucano, nell’ordine prima, seconda e terza, la cui bellezza e dimensione hanno fatto guadagnare al posto il titolo di Yosemite dolomitica; a chiudere il cerchio ( o meglio la valle) sono le Pale dei Balconi, estremo sbarramento a nord ovest quasi a proteggerne la testata e il villaggio fuori dal tempo, di Col di Prà. Questi milioni di metri cubi di roccia nascondono alcuni capolavori incisi dall’Artista del mondo che da soli varrebbero l’istituzione di un Parco a tutela(ma l’isolamento è forse la tutela migliore..): lo Spigolo Nord dell’Agner, Il Cuore, il Boral de la Besausega, la Via del Piano Inclinato e il ritorno attraverso le Creste di Milarepa, la Grotta di San Lucano (dove andrò oggi). Luoghi,viaggi, dove la natura cede spazio alla mistica. Provare per credere. Lascio la statale alle 11 mentre uno strano sole striato si agita sulle cime dei Monti del Sole ed è subito meraviglia perché il traffico svanisce nel nulla e una stradina piccola s’ha da seguire puntando all’infinito che sono i pochi metri che hai davanti. Luce che cade come pioggia dal cielo ed è difficile non alzare la testa ai giganti che mi sorvegliano…ma sono occhiate di soppiatto che la strada è stretta ed è un attimo. Oltretutto oggi il nastro d’asfalto tende al bianco glacionevato. Ombre lato Agner(sx) e luce accecante sulle Pale Lucane che luccicano là ai confini del cielo. Proseguo il viaggio fatato fin poco oltre Col di Prà dove la strada si interrompe (I Cadene,q.880,h11.30)e parcheggio. Poca gente in estate nessuno in inverno..un posto da fantasmi che non patiscano il gelo che qua il sole arriva molto poco. Oltre lo scuro Col Negro s’impennano al cielo le grandiose e più chiare colonne dell’Agner, della Torre Armena e dei vari Spiz. Inizio subito a camminare sulla vecchia mulattiera che sale per la Val Reiane ( confine tra le strutture dolomitiche delle Pale di San Martino e la catena vulcanica delle Cime di Pape) e si inerpica a tornanti nel bosco. Unico suono, lo scricchiolio dei miei scarponi sul terreno leggermente innevato e il gorgóglio del torrente Bordina. Trovo subito la tabella che recita “Scorciatoia per Pont” e m’immergo in un ambiente fatto di muschio, alberi secolari e muri a secco conservati negli anni. Profumi di resina e sottobosco aleggiano nell’aria, un paradiso che deve aver conquistato anche San Lucano il quale percorreva questo tratto di bosco per raggiungere la grotta scelta quale dimora di preghiera in solitudine e lontano dall’invidia e perfidia degli uomini. Venti minuti dopo da uno spiazzo fra gli abeti rocce multicolori dalle striature rosso ferrose custodiscono la sagoma gelata della cascata dell’Inferno che attende primavera per tornare a ruggire. Colate di ghiaccio e nevose rendono lo spettacolo cromatico notevole…e fotografo. Il monte Caoz e i Vanediei salutano dalle loro terre alte già abitate dal sole. Ritrovo la strada forestale e a mezzogiorno sono al ponte di Pont (q.1150) dove ignoro il bivio che attraversa il ponte e sale verso la baita di Malgonera e le vecchie malghe dei Doff e di Gardes. Assecondo invece la segnaletica CAI che indica Casera Campigat e la assecondo troppo( saltando così la decisiva e quasi invisibile deviazione per il Col de san Lugan). Altre cascate gelate attirano i miei scatti e l’Agner enorme sbircia fra gli abeti. Cammino e cammino, m’insospettisco e m’insoppetisco e quando ad un certo punto il panorama diventa decisamente familiare mi accorgo che sto avvicinandomi alle Pale dei Balconi, alla zona sacra del cuore e quindi anche se mi rendo conto di aver sbagliato ,decido di proseguire per andare a vedere. Bellissime le Creste dei Balconi e le viste sulle Pale e lastia di Gardes da queste latitudini nuove. Poi è con emozione che mi trovo davanti, imbiancata come una torta spruzzata di zucchero a velo la parete del Cuore. Imbiancata così non l’avevo mai vista e il mio occhio disegna sul bianco la scia del percorso verso la magia. Prima o poi ci devo salire d’inverno! Poi l’oro delle Pale di San Martino e il bianco della Conca di Campigat dove riposa la malga in cui tante notti ho passato e tanti sogni ho sognato. Difficile dire se sia più bello tutto bianco o tutto verde ma vince la seconda…qui d’estate è il Paradiso. Apro con emozione la porta in legno di Malga Campigat(q.1830,h 14)e dentro in un altro mondo: fermo; qua il tempo non scorre ma sta gelato come le cascate che ho incontrato, ad aspettare l’occasione del movimento. La stufa,le pentole,gli utensili, sembrano fossili, oggetti da ammirare, incantesimi da non spezzare con il loro uso. L’aria scura immota mi avvolge d’eterno, mi seduce con la dolcezza dei salti nel tempo, di quei momenti in cui pare aprirsi ilbuco nero sopra il quale son sospese le nostre esistenze e sembra che l’Infinito possa catturarti. Mi salva dallo sprofondamento l’immagine offuscata ormai che mi sta davanti: una foto di questa baita praticamente sommersa dalla neve. Esco. La luce abbagliante accende la bellezza del presente e guardo verso il cuore nascosto da un labbro roccioso e guardo le Pale di San Lucano da una parte e di San Martino dall’altra. Che scontro fra titani, più selvagge le prime, più alte le seconde. Zoomo sullo Spiz di Lagunaz e sul fantastico piano inclinato che scivola su per la Terza Pala.. e poi a malincuore mi allontano per tornare sui miei passi e uscire dall’incantesimo che mi trattiene. Il canto delle sirene mi invita a non andarmene..ma non mi giro ed è bosco ed è il silenzio che torna a regnare nel tempo fra un battito e l’altro del mio cuore. Alle 15.20 sono sul Pont de la Pita e ora devo aguzzare gli occhi perché devo trovare la deviazione persa all’andata. Poche decine di metri prima del ponte, salendo, un grande masso, reca la scritta e una freccia che indica la salita alla grotta. All’andata preso a guardar la strada e il ponte, non l’avevo intravisto, anche perché resta una decina di metri sopra la carrareccia e il sentierino d’accesso poco visibile nei primi metri anche perché ve n’è un altro che sale ancor più dal basso(un centinaio di metri) ma anch’esso non evidente. Il sentiero,ora marcato, con qualche sbiadito bollo rosso alterna tratti ripidi ad altri quasi pianeggianti che permettono di riprendere fiato e attraversa un boschetto di faggi invertendo il proprio senso di marcia per conquistare il versante orientale della Pala dei Balconi nei pressi della cui sommità è posto il cuore. Seguendo e scoprendo il sentierino segnato molto ma poco percorso e sbiadito come traccia e segni si giunge dopo circa 1 ora al colle di san lucano 1780 mt. (Cól di San Lucano, pronuncia con la “ó” chiusa come “corsa” ) piccola radura dove il sentiero sembra sparire nel nulla. Sorprende infatti la perentoria svolta a sx e in discesa al termine del piccolo pianoro che per cenge erbose un poco esposte ma protette dai mughi porta all'antro del leggendario San Lucano in circa 15 m. Finalmente qui il sentiero esce dal bosco e si apre un grandioso panorama, lo sguardo percorre per intero la valle sottostante mentre il monte Agner e le Pale di San Lucano si oppongono ai due lati come gendarmi. Meglio però non lasciarsi conquistare troppo da questa vista, l’occhio deve essere vigile e il piede fermo perché questo traverso seppur facile è comunque un poco esposto sul dirupo sottostante. Mi fermo allora e guardo i Tamer , il Moschesin e la Talvena contenuti dall’abbraccio dei giganti e che là in fondo sembran nanetti. Alla destra del grande Agner, si sviluppa la sua costiera che comprende i Lastei, i Sass de le caure e de le snare, la cima de la Beta fino alla Croda Granda. Alle 16.30 fra i mughi appare la grotta e non mi resta che farmi largo fra i mughi e arrivare all’ antro incorniciato dalla vegetazione. La leggenda che si tramanda da secoli racconta di un San Lucano eremita in questa grotta, il quale pregava per la gran parte del giorno cibandosi prevalentemente di erbe e radici selvatiche. A volte qualche buon’anima si spingeva fin quassù portando del cibo a sostentamento del Santo divenuto famoso nella piccola comunità di Taibon e nell’intero Agordino. Si nota subito il piccolo altarino al centro della grotta e commuove pensare che qua una volta salivano devoti in pellegrinaggio quasi un centinaio di persone dal fondovalle mentre oggi vi salgono le stesse persone forse in una decina d’anni. Dall’interno della grotta, la visione è veramente da sogno e nonostante la giornata grigia è entusiasmante dominare dall’alto il solco ad U della valle, uno scolastico e didattico vallone glaciale che separa la mole del gruppo dell'Agner da quello delle Pale di San Lucano: uno scontro fra giganti. Che pulpito, che visione magnifica a volo d’aquila sulle valli sottostanti e sulle immense catene che le proteggono. Alle 17.15 termino i voli della mente e saluto l’antro che rapido sparisce come un miraggio nella selva che lo ricopre. Un quarto d’ora più tardi mentre sono nel fitto del bosco l’incendio dell’Enrosadira divampa ad Ovest e San Sebastiano,Tamer e Moschesin diventano accesi sullo sfondo blu cobalto del cielo regalandomi scatti memorabili quando riesco a trovare lo spazio fra i rami. Poi la luna che sorge proprio sull’Antipala, il passaggio ormai al buio a Pont alle 18.30 e l’Agner che brilla di luna nella nera e silenziosa notte magica di un giorno d’inverno in Dolomiti. foto 1 la pala dei balconi e la zona della grotta foto 2 sasso partenza per il sentiero foto 3 vista dalla grotta


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