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   Tornone Tornello e altre creste, 04/08/2021
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Onicer  oscarrampica   
Gita  Tornone Tornello e altre creste
Regione  Lombardia
Partenza  Vilmaggiore  (1080 m)
Quota arrivo  2680 m
Dislivello  2000 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  da escursionismo
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Dopo due tentativi invernali non riusciti per troppa neve e per il maltempo ( dic 2020 e maggio 2021) sono deciso a chiudere i conti con il Pizzo Tornello. Favorito dalla stagione punto a fare un lungo giro per tutte le creste che circondano i laghi di Varro e Cornalta. Il 2/7 mi ritrovo così a svegliarmi alle 3 dopo aver rinunciato per sonno serale alla partenza anticipata mi ritrovo già pronto alle 5.30 presso la chiesa di Vilmaggiore per iniziare il mio tour. Un’alba fresca guida il mio cammino nei boschi ancora umidi e il chiaro diventa ben presto luce che fa brillare di meraviglia il calcare della Presolana e l’altopiano che la unisce al Ferrante. Sono quei momenti di dono che la Vita offre e valgono da soli la fatica dell’essersi svegliati. Salgo rapido incuriosito nell’osservare a sx della Val del Tino che sto risalendo il profilo delle creste che scendono dalla Cima di Cornalta e che percorrerò più tardi al mio ritorno. Sono accarezzate dal nuovo sole e ringraziano della visita che le illumina. Nell’ombra arrivo al grande omino in pietre costruito su un pianoro poco prima della conca che custodisce il Lago di Varro. Presolana a sx e la triade Sossino Camino Moren a dx incorniciano il mio stupore mattutino nella solitudine montana che favorisce il contatto con i silenzi di Madre Terra. Davanti a me bei pendii prativi verdi s’alzano ad abbracciare l’azzurro del cielo e percorrendoli incrocio la fenditura nella cresta da cui l’acqua dal bacino soprastante a cascata si getta vs valle. Piccole chiazze nevose ricordano l’intensità delle precipitazioni primaverili e alle 7.30 contemplo la calma e la luce del del lago così differente dalla cupa visione di quest’inverno. Oltre le acque la luce del sole incappuccia la quota 2585 dove naufragai nella neve disorientato in uno dei nebbiosi tentativi precedenti. Ora tutto sembra sorridere ed accogliermi in un abbraccio caloroso ed accogliente. Ancora all’ombra traverso una pietraia e poi un nevaio per portarmi verso l’inizio della cresta che scende dal Monte Tornone seguendo labili tracce che mi conducono verso dx al punto più basso delle rocce. Quando le rimonto uno spettacolare velluto verde di prati si stende aprendo la mia vista alle dolcezze dell’amata Val di Scalve e delle sue creste lungamente percorse in un'altra mitica cavalcata e che, come onde azzurrine, solcano l’orizzonte. Oltre, le creste dei monti prendon le forme del Carè Alto e dell’Adamello, pinne di squalo che colpiscono il cielo. Quest’universo verde copre tutto il fianco del Tornone fino a toccarne la cima in quella che sarà un entusiasmante salita lungo l’amena e suadente crestina. Salgo conbelle viste che mutano sul sottostante lago di Varro e a dun certo punto oltre le creste si alzano i massicci profili del nodo Redorta Scais da insolita e istruttiva prospettiva. Guardare lo Scais mi fa sempre un effetto speciale, esercita su di me una misteriosa attrattiva. E’ il luogo dell’ignoto, del mistero, dell’esplorazione, un luogo più della fantasia che reale. Fotografo ripetutamente i meandri della cresta che lo collega allo Scotes passando per Porola Lupo e cime di Caronno e che sogno di percorrere quest’estate. Mi ritrovo in cima alle 8.30, dominante sulla Valle di scalve e con la vista che s’ è aperta anche sulla cresta del Gleno e Tre Confini, che partendo dal Costone, è un altro mio obiettivo estivo. la madonnina dorata posta su un cippo di mattoni infonde pace e serenità in questa mattina placida e tranquilla che accompagna i voli del mio sguardo planare a 360°. Il Tornello mi aspetta oltre la depressione fra le due cime e inizia a scendere la cresta che in alcuni tratti è bella ripida e presenta qualche passaggio di disarrampicata che rasenta il II° grado in un diedrino erboso che mi costringe all’attenzione. Arrivo così al colletto a q.2512 e prendo a salire il comodo sentiero che sale vs Cima Tornello la cui croce metallica si staglia poco dopo nell’azzurro del cielo sulla piramide di vetta(m. 2686, h 9.30). Fra tutti gli altri monti si notano Cima Viola e la Cima dei Piazzi e tutta la corte attorno al Gleno con Tre Confini,Trobe, Strinato Cime di Caronella e Torena fino alla lontana Punta di San Matteo. Contemplato fotograficamente il mondo lancio uno sguardo al resto del percorso allungando gli occhi sulla discesa verso la quota 2585 e la sucessiva Cima di Cornalta. Scendo la facile cresta su vaghe tracce con belle viste sui grossi nevai ancora presenti nelle conche a nord e mezz’oretta dopo sono ad un colletto ai piedi della montagna che devo risalire e che per fortuna da vicino sembra meno arcigna e verticale. Per facili roccette che non toccano mai il secondo grado risalgo senza traccia con spettacolari viste sul Lago di Varro che proprio sotto di me appare nella sua forma squadrata e incornicia nel suo blu profondo le bianche nubi che vi si riflettono. Alle 10 sono sulla cima q.ta 2585 e riesco ad inquadrare insieme Tornello Tornone e la sella che li unisce. Ora osservo la lunga e sinuosa cresta erbo petrosa che mi unisce alla cima di Cornalta e che incastona i laghetti di Varro e Cornalta. Sembra dall’alto un paesaggio delle Higlands scozzesi. La vista comincia ad aprirsi alla mia dx sulla Valle del Gleno e improvvisamente appare un gregge di una ventina di capre che tutte insieme sono intente nel fissarmi e che tenendosi a debita distanza per un poco mi seguono scampanellando. Chissà se sono scappate dai loro padroni scegliendo la libertà a pasti più decenti di quelli che potrebbero trovare fra questi magri ed alti pascoli. Nebbie che risalgono il versante sx rendono ancora più suggestivo il paesaggio e intanto camminando su erba,passo sopra il laghetto e raggiungo l’erbosa Cima di Cornalta(q.2325, h11). Ora dovrò seguire una serie di dossi erbosi a dente di sega che mi porteranno verso l’ultima cima di Pizzo Pianezza prima di scendere a valle. Ora siamo proprio sopra la grande valle del Gleno e domina la scena il grande lago trattenuto col fiato sospeso dall’imponente diga. La cuspide appuntita della cima di Cornalta, si allontana sempre di più e mi avvicino al tratto decisivo del percorso. Già si vede la depressione di cresta e la lama rocciosa che occupa l’altro lato. Scendo (h12) e mi alzo ma l’ultimo passo porta in fuori e secondo me s’avvicina al III° grado e non mi fido a forzarlo anche perché volare qua significherebbe farsi male. Con attenzione scendo il lato dx e dopo un fallito tentativo di risalire altre rocce, scendo ancora e riesco a risalire in cresta per erbe piuttosto ripide. Guadagnata la cima del dente ridiscendo ad osservare dall’alto il passo che mi ha respinto e trovo un cordino di calata. Niente da dire è un bel passetto. Riprendo il filo di cresta e arrivo all’ultimo pronunciato salto prima della verde e tozza Cima Pianezza la cui croce occhieggia già oltre la depressione. Anche qua scendere direttamente mi sembra troppo rischioso tra erbe e rocce quasi verticali e anche qua aggiro la parete a dx e raggiungo la selletta da cui mi mancano pochi metri di dislivello per raggiungere la cima(q.2045, h 13). Penso di essere ormai a casa ma la labile traccia che seguo e pensavo fosse un sentiero si esaurisce presto nelle erbe e mi lascia naufrago disperso nel mare delle erbe. Anche dalla relazione del buon Alessio non riesco a trovare punti di riferimento e non mi resta che scendere dritto per dritto lungo un canalone erboso che scomodamente sembra promettere di scendere fino a valle. Evito a dx un salto roccioso, chiedo informazioni sulla discesa ad un camoscio che sopra un roccione mi fischia le sue indicazioni e poi quando le mie scarpette leggere non ne possono più di torcersi su quei ripidi scivolosi, incrocio un sentiero che entra nel bosco a sx. Lo seguo fiducioso e pochi minuti dopo incrocio un cartello che indica il borgo di Pianezza a 45 minuti. Evviva. Alle 14 esco dal bosco in una bella radura che ospita una stupenda baita in legno che scopro esser chiamata del Napoleù. Incredibile come possa esserci in un luogo relativamente vicino al fondovalle una baita così bella, sempre aperta e che non sia oggetto dei vandalismi dei soliti idioti. Visito ammirato l’interno e l’accogliente zona letto tutta in legno e poi riprendo la mia cavalcata vs il basso felice di trovare subito un cartello che indica Vilmaggiore h 1.30. Fotografando i prati dove gli anziani lavorano allo sfalcio arrivo sopra il paese fotografando il pomeriggio sulle pareti della Presolana e alle 15 apro le portiere della mia auto.
Foto1 dal Tornone vs Tornello e q.ta 2585 Foto2 da q.ta 5285 la cresta vs la Cima di Cornalta
Foto3 discesa dall’ultimo dente vista dalla cima di pianezze

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